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Il primo Re: il Natale di Roma tra storia, mito e tanta azione

Alessio Lapice e Alessandro Borghi interpretano Romolo e Remo, i due gemelli che nel 753 a.C. fondarono l'Urbe, tra rivalità e sanguinose battaglie.
di Ilaria Ravarino

Il primo Re

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Alessandro Borghi (32 anni) 19 settembre 1986, Roma (Italia) - Vergine. Interpreta Remo nel film di Matteo Rovere Il primo Re. Al cinema da giovedì 31 gennaio 2019.
venerdì 11 gennaio 2019 - Focus

"Il Lazio del 753 a.C., l'anno della fondazione di Roma, era simile a una terra di barbari. Si combatteva con lance dalla punta di bronzo, ci si copriva con pelli di animale. L'agricoltura e la pastorizia erano le forme primarie di sussistenza, le case erano capanne dalle mura di fango. Condizioni di vita che richiamano quelle della Gerusalemme prima di Cristo o degli indiani d'America". Deve ancora uscire in sala, Il primo re di Matteo Rovere, e già il film incassa una promozione: quella di Sergio Iacomoni, presidente del Gruppo Storico Romano, che da 25 anni mette in scena a Roma - nella cornice del Circo Massimo - la ricostruzione "istituzionale" dei natali della città. Un evento che è al centro del film di Rovere, con Alessandro Borghi nei panni di Remo e Alessio Lapice in quelli di Romolo, e sul quale è oggi impossibile avere certezza assoluta: "Si pensa che i due fratelli, che forse non erano nemmeno gemelli, furono allevati da una lupa, ovvero una prostituta - spiega Iacomoni - ma per avere un quadro preciso di quell'epoca possiamo basarci su pochissimi reperti. Roma si è espansa costruendosi addosso: per scoprire cosa accadde davvero intorno al Tevere dovremmo dragare il fiume per almeno 4 metri".

L'origine divina della città ("Due fratelli destinati a sfidare gli dei", recita la trama ufficiale del film) ci è stata tramandata tra gli altri da Tito Livio nelle "Storie" e da Plutarco, che nel suo "Vite Parallele" scriveva: "Roma non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina tale da offrire, agli occhi degli uomini, qualcosa di grande e inesplicabile". Ma cosa racconta la leggenda?
Ilaria Ravarino

Secondo la leggenda Romolo e Remo sarebbero i figli di Rea Silvia, sacerdotessa del tempio di Vesta e figlia del re di Albalonga Numitore, che per un capriccio di Marte partorì due figli senza padre. Considerata sacrilega e gettata nel fiume Aniene dallo zio usurpatore Amulio, della sua sorte non si seppe più nulla (ma secondo alcune versioni della storia fu resuscitata dal fiume): i suoi figli Romolo e Remo, nascosti in una cesta, furono tratti in salvo sotto al colle Palatino da una lupa, che invece di divorarli li accudì. Il pastore Faustolo e sua moglie Acca Larenzia, che vivevano poco distante e non avevano figli, trovarono i bambini mentre sorvegliavano il loro gregge e decisero di prenderli con sé. Diventati adulti i due giovani si vendicarono dello zio, ripristinando il regno di Numitore, e decisero di fondare una propria città. Che nacque, contro ogni previsione, dal sangue versato proprio dai due fratelli, coinvolti in una disputa fatale.


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In foto una scena del film Il primo Re.
In foto una scena del film Il primo Re.
In foto una scena del film Il primo Re.

Tra i tanti film che hanno trattato l'argomento c'è sicuramente Romolo e Remo di Sergio Corbucci, con Steve Reeves e Gordon Scott, e la commedia Remo e Romolo - Storia di due figli di una lupa di Mario Castellacci e Pierfrancesco Pingitore. Eppure Rovere ha dichiarato che il tono del film sarà "agli antipodi del peplum", citando come film di riferimento Revenant - Redivivo, Valhalla RisingBraveheart e L'ultimo dei Mohicani.

"Dietro a un film del genere c'è tanto lavoro e tantissima preparazione" spiega Alessandro Borgese, leggendario coordinatore di stunt, action designer e regista di seconda unità (tra i suoi lavori più recenti Suburra 2, La paranza dei bambini, Dogman). "Quando si lavora a un film con tante scene d'azione, o di battaglia, si comincia facendo uno spoglio del copione insieme al regista, allo scenografo e al direttore della fotografia per capire in che modo verranno inquadrate quelle sequenze, quali movimenti di macchina sono previsti. Le coreografie vanno provate, immaginate e poi disegnate: il barbaro tira di quinta? L'avversario schiva o para? Si usano attori o controfigure?".

Quando si ha a che fare con scene d'azione in un'epoca storica, spiega Borgese, "prima di tutto bisogna aver studiato la scherma, sapere di che epoca stiamo parlando. Le armi sui set sono sempre pericolose, ma quelle da taglio forse meno di quelle da sparo: addirittura gli americani sulle spade non mettono nemmeno le punte, le ricostruiscono in digitale. Le armi moderne sono più difficili da gestire perché fanno comunque una fiammata, anche se il proiettile è a salve. In ogni caso si tratta di coreografie da studiare attentamente in palestra, e di routine da mostrare con perizia all'attore".

Le prove vengono fatte con gli stuntman, ma se si tratta di un'inquadratura ravvicinata tocca all'interprete recitarla: "Il nostro è un mestiere artigianale, fatto di esperienza e preparazione. Non credo che il digitale possa soppiantare il lavoro degli stunt in film del genere. Può aiutare, per esempio sul face replacement, cioè quando si usa il corpo dello stuntman aggiungendo in digitale la faccia dell'attore, o per la moltiplicazione delle persone e dei cavalli, o quando spari e non puoi usare le fiammate, come mi è capitato in John Wick. Ma se siamo un'eccellenza nel mondo è perché noi italiani siamo in grado di inventare, arrangiarci e risolvere qualsiasi problema col fil di ferro. I film di genere, non a caso, li abbiamo inventati noi".


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