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Tully

Film 2018 | Commedia +13 95 min.

Titolo originaleTully
Anno2018
GenereCommedia
ProduzioneUSA
Durata95 minuti
Regia diJason Reitman
AttoriCharlize Theron, Mackenzie Davis, Ron Livingston, Mark Duplass, Emily Haine Elaine Tan, Colleen Wheeler (II), Marceline Hugot.
Uscitagiovedì 28 giugno 2018
TagDa vedere 2018
DistribuzioneUniversal Pictures
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,96 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Jason Reitman. Un film Da vedere 2018 con Charlize Theron, Mackenzie Davis, Ron Livingston, Mark Duplass, Emily Haine. Cast completo Titolo originale: Tully. Genere Commedia - USA, 2018, durata 95 minuti. Uscita cinema giovedì 28 giugno 2018 distribuito da Universal Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,96 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una mamma riceve, in dono dal fratello, una governante di nome Tully. Tra le due donne nascerà un'amicizia molto profonda. In Italia al Box Office Tully ha incassato 62,4 mila euro .

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Consigliato sì!
2,96/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,88
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Bravi e coraggiosi, Cody e Reitman ci immergono in una storia di emancipazione. Un vettore positivo di cui essere grati.
Recensione di Paola Casella
mercoledì 13 giugno 2018
Recensione di Paola Casella
mercoledì 13 giugno 2018

Marlo ha più di quarant'anni, due figli (di cui uno "problematico") e un terzo in arrivo, e non ne può proprio più. Fin dalle prime scene la vediamo sull'orlo di un esaurimento nervoso, nonostante la bella casa e il marito affettuoso. Il fratello Craig, che è diventato ricco anche se, come Marlo, è partito da una condizione disagiata, le offre come regalo di maternità una nanny notturna, di quelle che permettono alle neomamme di svegliarsi solo al momento della poppata e riaddormentarsi subito dopo. Inizialmente Marlo rifiuta, un po' per orgoglio e un po' perché non le piace l'idea di delegare il ruolo materno ad una sconosciuta.

Quando, dopo la nascita della piccola Mia, la nanny notturna, Tully, si presenta alla porta di Marlo come la fatina Trilly o come il genio della lampada, la neomamma comincia a gradire l'aiuto di quella ragazza piena di vita e di energia, con un fisico preparto che ricorda a Marlo com'era prima delle tre gravidanze.

Ed è proprio dal disfacimento fisico, ancora più notevole visto che la bellissima Charlize Theron, che interpreta il ruolo di Marlo, ha accettato di ingrassare di 23 chili e alterare il suo aspetto come aveva fatto per Monster, la prima rappresentazione autentica della maternità in Tully: mettendo in mostra impietosamente tutti i suoi cedimenti fisici di puerpera attempata Marlo denuncia visivamente quel malessere che viene sottaciuto verbalmente, ma che dovrebbe essere evidente a chiunque - in primis il marito gentile ma inefficiente.

Tully è la terza collaborazione filmica fra la sceneggiatrice Diablo Cody e il regista Jason Reitman, dopo Juno e Young Adult, e la seconda con protagonista Charlize Theron. Un filo rosso collega i tre i film, ed è la rappresentazione di un femminile che sfida il politically correct: dalla teenager ribelle e incinta Juno alla scrittrice anarchica che rifiuta di crescere Mavis fino a Marlo, Diablo Cody (ex teenager ribelle ed ex autrice anarchica, ora madre di tre figli) espone allo sguardo del pubblico le contraddizioni dell'essere donna cercando di smarcarsi dalle aspettative socioculturali.

È uno sforzo paragonabile a quello dei Prigioni di Michelangelo, e anche il lavoro della Cody conserva una parte di "marmo muto": Marlo, nel suo rivendicare il desiderio di rimanere persona pensante e godereccia, cerca però in Tully una sostituta al ruolo materno tradizionale - la nanny cucina i cupcake che Marlo il giorno dopo offre ai compagni di scuola del figlio, pulisce casa e riempe i vasi di fiori freschi. Sarebbe stato assai più sovversivo mostrare che Tully aiuta Marlo a fregarsene di essere una madre perfetta e ad accettare la propria natura ribelle e gioiosa: un po' come faceva la rocchettara Ricki in Dove eravamo rimasti, l'ultimo film di Jonathan Demme, firmato sempre da Diablo Cody.

Cody e Reitman sono però molto bravi (e coraggiosi) nell'immergerci, nella prima mezz'ora del film, dentro la nebbia in cui ogni neomamma precipita durante i primi mesi se non ha aiuti in casa, nemmeno da parte di un marito che rimane marginale rispetto alla fatica della moglie. Il montaggio veloce (di Stefan Grube) descrive visivamente il loop di pappa-cacca-(mancanza di) nanna, quello che ti fa dire "Ma non l'avevo appena fatto?": un loop autentico e riconoscibile, così come è riconoscibile (e assai poco rivelata al cinema) la nostalgia feroce di una neomamma per la se stessa più giovane, più magra, più libera che si è lasciata alle spalle.

Quel che conta è il punto di vista profondamente femminile con cui Marlo, nelle sue conversazioni notturne con Tully, delinea i suoi desideri: una narrazione che fa ben sperare per lo sviluppo di uno storytelling al femminile. Che il nostro immaginario cinematografico sia informato al punto di vista maschile è dimostrato al fatto che, durante la visione di Tully, ci aspettiamo che la storia viri verso l'horror, con la nanny procace e capace che si impossessa della vita della madre sformata e imbranata, oppure verso il lesbo chic, con le due donne che decidono che fare sesso fra di loro è meglio che farlo con l'uomo di casa.

Nulla di ciò succede, ma c'è una sorpresa finale "alla Shyamalan" che da un lato spiega alcuni sviluppi poco credibili della storia, dall'altro ne vanifica lo spirito sovversivo. Se Mary Poppins di fatto permetteva alla signora Banks di continuare a fare la suffragetta, rimandando a Mr. Banks l'onere di trovare un dialogo con i figli, Tully restituisce a Marlo il fardello della maternità titanica (non diciamo in che modo, per non fare spolier). In questo senso il film di Reitman da un lato mostra una genuina empatia per ogni donna che ha avuto a che fare con la fatica (oltre che la gioia) della maternità, dall'altro non riesce a sgravare la sua protagonista dalla necessità di adeguarsi alle aspettative tradizionali del ruolo materno. Anche il consueto tono sardonico della Cody si limita a battute a raffica (eccessivamente letterarie) fra Marlo e Tully e non va a colpire i veri bersagli della storia: il marito, la preside, la cognata perfettina (a sua volta stereotipo cinematografico dei più sessisti), il figlio che tira calci al sedile della madre. Come in tutte le storie di emancipazione (non solo femminile) si procede due passi avanti e uno indietro. Ma il passo avanti compiuto da Tully è comunque un vettore positivo di cui essere grati.

Sei d'accordo con Paola Casella?
Quando la tata rivoluziona la vita di una mamma.
Overview di Tirza Bonifazi
giovedì 30 novembre 2017

Se fosse stata una trilogia di Diablo Cody e Jason Reitman dedicata all'essere donna all'interno di una famiglia o della società, allora dopo Juno e Young Adult, Tully la chiuderebbe alla perfezione. Se, infatti, il loro primo film insieme puntava l'obiettivo sulla sedicenne Juno che rimane incinta e prende una decisione da adulta scegliendo di portare avanti la gravidanza per dare il figlio in adozione, e nel secondo, al centro della narrazione, c'è un'immatura trentasettenne che si vuole riprendere un ex solo perché convinta di essere migliore della moglie, questa terza prova rilancia il tema esplorando tutta le complessità dell'essere madre.

La commedia scritta da Cody e diretta da Reitman racconta la storia di Marlo (interpretata da Charlize Theron, che già si era calata nei panni eccentrici dell'infantile Young Adult), che sta per dare alla luce il terzo figlio e mente su quanto sia meraviglioso fare la madre.

Lei, che dopo la nascita del secondogenito ha sofferto educatamente in silenzio un'orribile depressione postparto, è disposta a chiamarla "una vera benedizione" pur di non rivelare l'inferno che può comportare la maternità. Il che fa venire in mente una scena di Io & Marley, una commedia che, per vie trasversali, parla di una moglie e madre alle prese con troppi figli e un cane tremendo. A un certo punto Jennifer Aniston - che interpreta il personaggio di Jen Grogan - si chiede in un momento di disperazione perché nessuno ti dice mai quanto è difficile essere madre. È come se fosse un segreto inconfessabile o, a voler essere complottisti, una sorta di cospirazione nei confronti delle donne perché scoprano da sole, ognuna all'interno del proprio focolare domestico, quanto il mestiere della madre sia complicato al punto da sembrare a volte impossibile.

In Tully, però, le cose cambiano magicamente quando entra in scena la ragazza che dà il titolo al film (Mackenzie Davis), una "Mary Poppins" del nuovo millennio, che si prenderà cura del nuovo arrivato e porterà un po' di ordine nella vita della famiglia in crisi. Tully riempie la cucina di cupcakes, pulisce, fa miracoli con il bebè e salva Marlo dalla pazzia. E le insegna, cosa più importante, che è sempre meglio dire la verità sui propri sentimenti, per quanto mostruosi possano sembrare da una società che vuole a tutti i costi l'immagine immacolata di mamme felici alle prese con i loro piccoli e teneri angeli.

La stessa Charlize Theron ammette che probabilmente non avrebbe potuto fare questo film se non avesse prima sperimentato la maternità sulla sua pelle. In questo senso Tully è arrivato al momento giusto per lei. "C'è tantissima pressione sui genitori" ammette l'attrice che spiega che la società vuole che i padri e le madri facciano quadrare tutto nella loro vita e che lo facciano con un sorriso. "Da mamma, volevo raccontare una storia che mostrasse la verità dietro la facciata e mettere in chiaro che non c'è nulla di cui vergognarsi se uno non dovesse riuscire a portare avanti le cose da solo, che si può cercare l'aiuto professionale di qualcuno che possa dare una mano con i figli senza sentirsi in colpa".

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TULLY
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 7 agosto 2018
Ashtray_Bliss

Bisogna ammettere che con disarmante onesta e dissacrante realismo Tully mette in scena quello che per molte donne e madri rappresenta un vero e proprio calvario. Ovvero quella difficile condizione caratterizzata da depressione post partum mista a stress ed esaurimento nervoso tipico di chi deve crescere dei bambini piccoli assorbendosi spesso il peso e la fatica della gestione interamente sulle [...] Vai alla recensione »

martedì 3 luglio 2018
Flyanto

 “Tully” è il nome della baby sitter che arriva in soccorso alla mamma stressata protagonista del film. Ella, infatti è una donna di circa 40 anni, sposata ad un bravo ed innamorato marito con cui ha due figli e da cui ne aspetta un terzo. I due bambini, un maschio ed una femmina, impegnano la donna tutto il giorno ed, inoltre, il ragazzino, che ha dei problemi comportamental [...] Vai alla recensione »

giovedì 26 luglio 2018
udiego

 Per la terza volta insieme, dopo Juno e Young Adult, il regista Jason Reitman e la sceneggiatrice Diablo Cody, con Tully proseguono il loro percorso di emancipazione femminile, portando in questa occasione sul grande schermo una donna ormai così inglobata dalla vita familiare da non riuscire più a pensare ad altro. E solo con la conoscenza di questa esplosiva tata notturna, la protagonis [...] Vai alla recensione »

FOCUS
SCRIVERE DI CINEMA
martedì 3 luglio 2018
Bianca Delpiano, vincitrice del Premio Scrivere di Cinema

Marlo, una casalinga in crisi depressiva di esaurimento pre e post-parto, con un marito assente e mediocre e due altri figli (oltre al neonato) problematici e faticosi, si lascia naufragare in una realtà che ormai la porta avanti per inerzia, in un'oppressiva routine dai ritmi sfiancanti, senza quasi rendersi conto di ciò che la circonda, e senza volere nulla di ciò che fa o di ciò che le capita. Marlo riprende le redini della sua vita con l'aiuto di una tata provvidenziale, Tully, che viene di notte a prendersi cura del neonato e della madre stessa; si tratterebbe dunque di un messaggio fiducioso di speranza?

L'approccio cinematografico alla depressione, e più in generale alla malattia mentale nelle sue molteplici declinazioni, si è articolato secondo due grandi filoni.

Uno - che affonda le radici in Psyco - detto "finalistico", ovvero che utilizza tali disagi a scopi narrativi (come, ad esempio, in Memento o ne Il cigno nero, entrambi brillantemente congegnati), e uno che si potrebbe definire "etico", ovvero che cerca di indagare il disagio stesso (filone cui aderiscono il delicato Interiors, o la convulsione di Synecdoche, New York).
In questo panorama il ruolo di Tully (guarda la video recensione) si fa ambiguo: sembra infatti incanalarsi nella corrente "etica", specialmente nella prima parte, grazia alla caratteristica - frequente nei film di questo genere - di adottare un forte punto di vista soggettivo. Le scene sono infatti tutte viste come le vede Marlo, e nell'intreccio vengono anche inclusi i suoi stessi sogni (a occhi chiusi e aperti).
Eppure il fatto che si viva la depressione insieme a lei non significa che l'analisi di tale depressione sia il fine stesso del film; in Solo gli amanti sopravvivono, ad esempio, nonostante la forte soggettività di certe scene, Jarmusch non aveva impiegato una storia per raccontare il particolare stato d'animo del personaggio di Adam, ma al contrario: tale stato d'animo era sfruttato per raccontare una storia, e il risultato finale era di ampio respiro, più che analitico. Allo stesso modo Tully fa leva sulla malattia mentale, ma punta ad altro. Però, mentre la pellicola di Jarmusch crea a pennellate sottili l'atmosfera in cui vuole immergere il personaggio, Marlo si ritrova buttata bruscamente nella sua condizione, e si ritrova strumento nelle mani di uno sceneggiatore che sta costruendo una storia tale da risultare interessante al suo pubblico.

Frasi
Perché la feriresti e se la ferisci poi te ne penti. Le donne non guariscono, sembra che stiamo bene ma se guardi da vicino siamo coperte di correttore
Marlo (Charlize Theron)
dal film Tully - a cura di Ilaria
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 1 luglio 2018
Gianluca Pisacane
Famiglia Cristiana

Piccole eroine del nostro tempo, donne che portano il peso di una famiglia senza mai arrendersi: le madri. Spesso agiscono nell'ombra e quando in casa tutti dormono, continuano a preparare il necessario per il giorno dopo. È la storia di Mario, che affoga tra i pannolini da cambiare e un marito che non sa o non può aiutarla. Tully è una commedia agrodolce che dipinge il Iato oscuro della maternità, [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 giugno 2018
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

«Pochi si rendono conto dell'impatto che la differenza di classe può avere nell'esperienza di crescere dei bambini. Ho amici a LA che continuano a dirmi che fare figli è una passeggiata - perché siete dei dannati miliardari, è la mia risposta». Parla Diablo Cody, affilata sceneggiatrice chicagoana, che nelle sue storie al femminile mai dimentica il Midwest operaio dove è cresciuta - il paesaggio geografico [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 giugno 2018
Valerio Caprara
Il Mattino

Magari sconsigliato alle gestanti impressionabili, «Tully» è un film gradevole ed eccentrico, basato su una trama diversificata e divagante nonché ricco di notevoli digressioni emotive riguardanti la sfera dell'inconscio femminile. Da una parte sembra, infatti, votato a una sorta di ricostruzione iperveristica, ai limiti del circostanziato quadro clinico, dei disagi in serie a cui sono destinate le [...] Vai alla recensione »

giovedì 28 giugno 2018
Alice Sforza
Il Giornale

Marlo, superati i quaranta, si ritrova con due figli (uno è «problematico») e un terzo in arrivo. Si capisce, fin dalle prime scene, che è stressata, sull'orlo di un esaurimento nervoso, anche perché il marito non è così d'aiuto. Per fortuna, le regalano una nanny notturna (la Tully del titolo), sorta di Mary Poppins del nuovo Millennio, e la vita di Marlo cambierà in meglio, riprendendo piena coscienza [...] Vai alla recensione »

NEWS
TROVASTREAMING
lunedì 15 ottobre 2018
 

Marlo ha più di quarant'anni, due figli (di cui uno "problematico") e un terzo in arrivo, e non ne può proprio più. Fin dalle prime scene la vediamo sull'orlo di un esaurimento nervoso, nonostante la bella casa e il marito affettuoso.

NEWS
martedì 26 giugno 2018
Francesca Ferri

Ombre, crimini e orrori inaugurano il prossimo weekend al cinema. La violenza e la crudeltà che si annidano nell'animo umano danno vita a una vicenda tragica di espiazione e vendetta firmata da Yorgos Lanthimos.

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