Benvenuti a Marwen

Film 2018 | Biografico +13 116 min.

Titolo originaleWelcome to Marwen
Anno2018
GenereBiografico
ProduzioneUSA
Durata116 minuti
Al cinema68 sale cinematografiche
Regia diRobert Zemeckis
AttoriSteve Carell, Leslie Mann, Diane Kruger, Merritt Wever, Janelle Monáe, Eiza González Gwendoline Christie, Leslie Zemeckis, Neil Jackson, Falk Hentschel, Siobhan Williams, Matt O'Leary.
Uscitagiovedì 10 gennaio 2019
DistribuzioneUniversal Pictures
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,79 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Robert Zemeckis. Un film con Steve Carell, Leslie Mann, Diane Kruger, Merritt Wever, Janelle Monáe, Eiza González. Cast completo Titolo originale: Welcome to Marwen. Genere Biografico - USA, 2018, durata 116 minuti. Uscita cinema giovedì 10 gennaio 2019 distribuito da Universal Pictures. Oggi tra i film al cinema in 68 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,79 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La vera storia di Mark Hogancamp, un artista che ha perso la memoria ma ha trovato un modo per raccontare la sua storia. Benvenuti a Marwen è 9° in classifica al Box Office. mercoledì 16 gennaio ha incassato € 26.856,00 e registrato 5.053 presenze.

Consigliato sì!
2,79/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,53
PUBBLICO 3,33
CONSIGLIATO SÌ
La storia vera di Mark Hogancamp in un film originale e sperimentale, ma in modo inutilmente appariscente.
Recensione di Andrea Fornasiero
giovedì 20 dicembre 2018
Recensione di Andrea Fornasiero
giovedì 20 dicembre 2018

Mark Hogancamp mette in scena nel proprio prato le gesta di un suo alter ego di nome Hogie in un fittizio villaggio belga, durante la Seconda Guerra Mondiale. Hogie è un pilota americano in lotta contro i nazisti e protetto dalle donne di Marwen, che sono poi la trasfigurazione delle donne che hanno aiutato Mark durante la sua terapia. Egli è infatti reduce da un pestaggio di natura omofoba e da una lunga ma insufficiente riabilitazione, tanto da aver perso sia la memoria sia la capacità di disegnare. Elabora la tragedia fotografando le scene che crea nel giardino, con bambole di donne eleganti e action figure di soldati. Quando arriva una nuova vicina, Nicol, Mark cerca di raddrizzare la propria vita e di liberarsi dalla dipendenza dagli antidolorifici.

Diversi temi si affastellano in Benvenuti a Marwen, dalla creazione artistica come terapia, alla fuga nella trasfigurazione fantastica della vita, dall'omofobia e dal disturbo da stress post-traumatico fino alla dipendenza da oppiacei, che in America è ormai una conclamata emergenza.

La vera storia di come Mark Hogancamp ha affrontato il trauma e le lesioni subite era già stata al centro di documentario, il molto premiato Marwencol di Jeff Malmberg del 2010. Robert Zemeckis ha però sentito il bisogno di aggiungere una storia d'amore che, per quanto relativamente poco tradizionale, è stata criticata come eteronormativa, una normalizzazione della diversità ("queerness") dell'artista. Si tratta a ben vedere di una critica eccessiva, visto che nel film è ben chiaro come il protagonista ami indossare calzature femminili e abbia un rapporto particolare con le donne e la sessualità.

Non viene insomma nascosto il suo feticismo né nella vita privata e neppure nelle sue ricreazioni artistiche, dove ci sono anche scene sadiche di torture naziste e bambole femminili che sterminano tedeschi in costumi provocanti, o addirittura seminude con la camicetta strappata. Il problema della love story è piuttosto narrativo, perché aggiunge un tema convenzionale e per nulla necessario che toglie spazio alle ben più interessanti questioni al cuore del film.

Allo stesso modo risulta didascalico aggiungere una donna irreale al villaggio di Marwen, la strega Dejah Thoris, che per altro ha lo stesso nome della discinta e guerriera principessa marziana di John Carter di Marte di Edgar Rice Burroughs. Il suo nome è l'unica cosa di lei che non viene più volte spiegata nel film, ma si può facilmente ricondurre al fantastico come fuga lisergica dalla realtà, infatti Dejah Thoris è qui una sorta di fatina degli antidolorifici, un'incarnazione della dipendenza del protagonista.

Anche in merito a questo occorre però fare una critica alla rappresentazione della questione degli oppiacei, che solitamente nasce da una terapia medica ma poi, una volta terminate le prescrizioni, passa a sostanze stupefacenti illegali, di cui invece non c'è alcuna traccia nella vita di Mark (nonostante a un certo punto un brano dei Dandy Warhols in colonna sonora sembri evocarli: "Not If You Were the Last Junkie on Earth"). Insomma si tratta di un problema certamente privato ma pure legato alla sanità americana, che tra l'altro sarebbe all'origine della terapia artistica di Mark, che non poteva permettersi una terapia normale - cosa del tutto assente nel film, dove la questione della povertà o dei limiti del welfare non entrano nemmeno alla lontana.

La scelta più discutibile di tutto il progetto è però stilistica: Robert Zemeckis ormai sembra non riuscire quasi più a realizzare un film senza sperimentare la manipolazioni degli attori in digitale. Entriamo quindi nel mondo di bambole di Mark come fosse un film d'animazione, ma al posto di ricorrere come sarebbe stato logico alla stop motion (per altro ormai sdoganata anche negli States da Wes Anderson, Charlie Kaufman e dallo studio Laika) si preferisce usare la CGI per trasformare Steve Carrell e gli altri attori e attrici in bambole che si muovono. Se l'animazione dà vita all'inanimato qui abbiamo l'effetto contrario, quello di imbambolare la vitalità degli attori.

Certo è meno deleterio di quanto fatto dal regista con Polar Express o con il ringiovanimento di Brad Pitt in Allied: un'ombra nascosta, visto che gli attori "ritoccati" interpretano effettivamente delle bambole, ma il risultato appare comunque un artificio gratuito e poco efficace. Non mancano infatti cadute di gusto, per esempio quando il volto della "bambola" di Carrell subisce una specie di morphing in quello dell'attore reale: per fortuna succede solo una volta e solo con il suo personaggio... In compenso il regista inserisce un'autocitazione, con un'auto volante diretta verso il futuro che, quando salta nel tempo, lascia due strisce di fuoco come nel suo Ritorno al futuro.

Benvenuti a Marwen è in conclusione un film originale e sperimentale, ma in modo inutilmente appariscente, sovraccarico tematicamente e didascalico nella scrittura, insomma un tentativo coraggioso ma che finisce per snaturare un soggetto degno di migliore aderenza.

Sei d'accordo con Andrea Fornasiero?
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 15 gennaio 2019
samanta

Robert Zemeckis noto e bravo regista americano di tante pellicole di successo (ad esempio: Forrest Gump, per cui ha preso l'Oscar, Cast Away, Ritorno al futuro, Chi incastrato Roger Rabbit) ha diretto e sceneggiato il film che è tratto da una storia vera, il cui protagonista è ancora vivo. [Spoiler] La trama: Mark Hogancamp (Steve Carell) era un disegnatore di fumetti di successo, [...] Vai alla recensione »

mercoledì 16 gennaio 2019
Inesperto

Il film è molto ben confezionato, non c'è che dire. Le donne di Marwen sono allo stesso tempo personaggi principali e secondari, al fine di porre al centro della scena il nostro protagonista e la sua vicenda personale. Mark ha la passione tutta particolare delle scarpe femminili; una sera, ubriaco, commette il grave errore di parlarne di fronte ad una banda di filo-nazi.

lunedì 14 gennaio 2019
Fabio

Molto curato nella veste: effetti speciali e fotografia da premio. Per il resto il film gira su binari convenzionali e gira lentamente (qualche sbadiglio l'ho fatto e non è mai una bella sensazione). Vederlo al cinema è consigliabile ma solo se siete curiosi di sperimentazione o seguite da sempre Zemeckis.

domenica 23 dicembre 2018
Erica

Ciao, capisco le tue perplessità, ma mi sembra una recensione troppo severa. Io ho apprezzato la sperimentazione anche se, vero, Zemeckis la usa a piene pienissime mani. Mi hanno divertito i pupazzetti come se stessi giocando con una casa di bambole (che mi piacciono), non male le femmine guerriere alla Tarantino e cento altre citazioni, in un film dove vale tutto (tacchi a spillo prima che venissero [...] Vai alla recensione »

venerdì 11 gennaio 2019
kaipy

Piaciuto molto, e non solo a me. Una storia vera, un meccanismo di difesa noto, eppure non c'è nulla di scontato, nulla di banale in questa narrazione del tutto originale e delicatissima. Un film dolcissimo, forte e sofferto insieme. Davvero ben fatto!  

lunedì 14 gennaio 2019
bigfish

stroncato dalla critica ma con poca condivisione da parte del pubblico! un'opera notevole, originale e ben fatta non priva di significati importanti; anche se con qualche momento di stanca, dovrebbe essere visto da tutti, specie dai ragazzi che affollano super eroi e cinepanettoni

FOCUS
SCRIVERE DI CINEMA
martedì 15 gennaio 2019
Alessandro Castellino, vincitore del Premio Scrivere di Cinema

Con Benvenuti a Marwen (guarda la video recensione), Robert Zemeckis ha dimostrato fino a che punto possa rivelarsi salvifico creare dimensioni alternative alla nostra, seppure nella sola mente: trovare un rifugio dalla realtà si profila come procedimento utile non tanto a isolarsene, quanto più a fronteggiarla.
Mark Hogancamp, dopo una brutale aggressione subita nel 2008, con consecutiva perdita quasi totale della memoria, dovette dare un nuovo élan alla sua vita. Fu così che lo stesso Mark iniziò una carriera da artista, trovando nella sua immaginazione risposte a domande che nella realtà non riusciva più a decifrare. Attraverso questo suo "mondo parallelo", fatto di bambole e di edifici in miniatura, Mark ha solcato una "via d'uscita" da una realtà che tanto gli si era manifestata ostile.

Una vicenda che il regista sentì la necessità di mettere in scena, non tuttavia per restituirla con un'impostazione da documentario - documentario che fu peraltro girato da Jeff Malmberg, a partire dalla stessa vicenda, nel 2010, Marwencol - ma per evocarne una duplice valenza.

Zemeckis, narrando questa storia, non intende quindi soltanto raccontare e commuovere, ma sottolineare il ruolo essenziale del sogno e della fantasia nella vita: e quale modo migliore del cinema per esprimerli? Da sempre il film è immaginazione, finzione, il cui scopo è inventare universi altri in cui far ritrovare circolarmente lo spettatore.
La durata del film corrisponde a una sospensione, per chi ne è fruitore, delle "forme" quotidiane a cui è abituato: si getta fuori dal proprio seminato e si apre a piccole subrealtà, fuggendo dalle perturbazioni dell'esistenza mondana. Allo stesso modo Zemeckis ci racconta Mark Hogancamp, in evasione dalla vita, ininterrottamente funambolo sul labile confine tra fattualità e finzione. Un esperimento che rievoca grandi Maestri del passato (più o meno recente) e in particolare Abbas Kiarostami, con il suo Close-Up, il cui protagonista si fa passare per un noto regista (Mohsen Makhmalbaf) fino a dimenticarsi della finzione: è così che, tuttavia, scopre la felicità pura, estraniandosi da se stesso, decostruendosi prima e ricostruendosi poi in un universo difforme ma avvenente, simulato ma mai così appagante. In entrambi i casi, dunque, un ragionamento sulla vita-come-cinema e sul cinema-come-vita.

FOCUS
sabato 12 gennaio 2019
Marzia Gandolfi

Architetto maggiore della pop cultura, Robert Zemeckis resta il più sperimentale dei registi hollywoodiani. Pioniere degli effetti speciali digitali, considerato a torto un satellite di Steven Spielberg, il suo cinema coniuga da sempre la tradizione analogica con le innovazioni tecnologiche e ancora. Perché dietro le sperimentazioni digitali e lo smagliante assetto tecnologico, sotto il divertissement universale e le arie da favole positiviste, i suoi film dispiegano una quantità di concetti e di sfumature che mettono in moto le cose, i punti di vista, i livelli di racconto, travolgendo incessantemente lo spettatore. Del resto l'arte di Zemeckis ha dato il suo meglio nelle confessioni intime delle superproduzioni e Benvenuti a Marwen non fa eccezione, ricreando un mondo alternativo che rende conto del dolore del reale e lo guarisce.

Interrogandosi ancora una volta su come affinare le nuove tecnologie e farne la molla della (sua) narrazione, l'autore americano conferma il suo ottimismo inquieto e i suoi eroi in lotta contro un demone, un'ossessione o una dipendenza. Eroi che provano a evadere da una prigione mentale e fisica attraverso la ricerca e l'impresa straordinaria. Da Ritorno al futuro, superare e comprendere le origini, a Chi ha incastrato Roger Rabbit, vincere l'alcolismo e la depressione, passando per il funambolo dell'estremo di The Walk, fino all'artista spezzato di Benvenuti a Marwen, Robert Zemeckis ausculta i suoi protagonisti con un candore che non appartiene che a lui e al suo universo.

Universo concentrato tutto insieme nella sua ultima opera, opera summa che dimostra anche ai critici più scettici, che non gli perdonano il successo commerciale, l'esistenza di una 'Zemeckis-Land' su cui atterra la scena del debutto. Benvenuti a Marwen apre con un incidente aereo che richiama immediatamente alla memoria Cast Away e Flight. Il terreno di gioco sui cui precipita nasce questa volta dall'immaginazione di Mark Hogancamp, un fotografo americano vittima nel 2008 di un'aggressione che gli cancella la memoria. Per ricostruirla e ricostruirsi si rifugia in un villaggio in miniatura popolato da bambole armate fino ai denti.
Aprendo la vena emozionale del suo racconto, Zemeckis pesca di nuovo una storia vera, replicando figure familiari: performance capture (Polar Express, La leggenda di Beowulf, A Christmas Carol), plastificazioni, torsioni e smembramenti di corpi (La morte ti fa bella), potere salvifico della finzione (Cast Away), autocitazioni lampanti (la DeLorean tascabile) o discrete (la parola 'Allied - Un'ombra nascosta' scritta su un camion dei traslochi), rosse incendiarie come Jessica Rabbit, idioti geniali come Forrest Gump. Accomodato nel giardino di Mark Hogancamp, universo immaginario dove il protagonista ripiega per sopravvivere, Benvenuti a Marwen conferma la fantasia come urgenza, introduce un altro personaggio puro ed esplora un'altra grande ossessione dell'autore, salvarsi da soli. Chuck Noland lascia da solo la sua isola, Beowulf e Whip Whitaker intraprendono da soli la propria redenzione e anche quando c'è un intervento esteriore (il controllore, il viaggiatore solitario e Babbo Natale in Polar Express o gli spiriti del Natale in A Christmas Carol), è sempre questione di proiezione di sé, i personaggi in questione sono incarnati dall'attore che interpreta il protagonista.

Interrogandosi ancora una volta su come affinare le nuove tecnologie e farne la molla della (sua) narrazione, l'autore americano conferma il suo ottimismo inquieto e i suoi eroi in lotta contro un demone, un'ossessione o una dipendenza. Eroi che provano a evadere da una prigione mentale e fisica attraverso la ricerca e l'impresa straordinaria.

Da Ritorno al futuro, superare e comprendere le origini, a Chi ha incastrato Roger Rabbit, vincere l'alcolismo e la depressione, passando per il funambolo dell'estremo di The Walk, fino all'artista spezzato di Benvenuti a Marwen, Robert Zemeckis ausculta i suoi protagonisti con un candore che non appartiene che a lui e al suo universo.

Universo concentrato tutto insieme nella sua ultima opera, opera summa che dimostra anche ai critici più scettici, che non gli perdonano il successo commerciale, l'esistenza di una 'Zemeckis-Land' su cui atterra la scena del debutto. Benvenuti a Marwen apre con un incidente aereo che richiama immediatamente alla memoria Cast Away e Flight. Il terreno di gioco sui cui precipita nasce questa volta dall'immaginazione di Mark Hogancamp, un fotografo americano vittima nel 2008 di un'aggressione che gli cancella la memoria. Per ricostruirla e ricostruirsi si rifugia in un villaggio in miniatura popolato da bambole armate fino ai denti.

Frasi
Ho creato un mondo dove posso guarire
Una frase di Mark Hogancamp (Steve Carell)
dal film Benvenuti a Marwen - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 10 gennaio 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

Mark Hogancamp, disegnatore trentenne con la passione per le scarpe femminili (che amava collezionare e indossare), venne aggredito nel 2000 da tre energumeni che lo ridussero in fin di vita. Traumatizzato, quasi senza ricordi, l'uomo si costruì un universo parallelo di bambole tipo Barbie e Big Jim, con storie di guerra ambientate nella II guerra mondiale.

sabato 12 gennaio 2019
Valerio Caprara
Il Mattino

Il pubblico disilluso ha innervosito anche la critica facendo in modo che spesso un film sia classificato unicamente come una schifezza o un capolavoro. Eppure come è ovvio continuano a esistere titoli di valore non del tutto riusciti, come dimostra proprio "Benvenuti a Marwen" che da una parte conferma il primato di Zemeckis nel sapere mettere in stretta connessione il mondo della realtà con quello [...] Vai alla recensione »

venerdì 11 gennaio 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Costantemente alla ricerca di una propria territorialità e soprattutto di un tempo inafferrabile nel dipanarsi delle storie, il cinema di Robert Zemeckis è da sempre catturato da un corto circuito tra la realtà e l'immaginazione, tra il bisogno di evadere e quello di trovare una propria ragione nella sconnessione degli avvenimenti. In questo, Ritorno al futuro, abbondantemente citato, è solo il più [...] Vai alla recensione »

venerdì 11 gennaio 2019
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Bloccato da trauma psichico dopo un pestaggio omofobico il dotato disegnatore Mark (un Carell fin troppo preso dall'handicap) sopravvive proiettando offesa, dolore, paura, in una saga militare di pupazzi che va ambientando nel giardino, sviluppata in episodi di animazione dal virtuoso Zemeckis di Chi ha incastrato Roger Rabbit. Nonostante lo spettacolare ricalco digitale che anima la plastilina in [...] Vai alla recensione »

giovedì 10 gennaio 2019
Alessandra Levantesi
La Stampa

Quella di Benevenuti a Marwen sarà pure una storia vera, ma di fatto sembra concepita su misura per il cinema di Robert Zemeckis, un regista sempre a suo agio nei territori di confine: fra fiaba e realtà, attori in carne e ossa e personaggi in motion capture, umorismo e vena gotica, gioco d'azione e dramma psicologico. A ispirare l'idea del film è stato l'apprezzato documentario Marwencol (2010), dove [...] Vai alla recensione »

giovedì 10 gennaio 2019
Anton Giulio Onofri
Close-Up

Robert Zemeckis prosegue in quella che sembrerebbe una programmatica scomposizione pezzettino per pezzettino di una fama raggiunta a suon di gran bei titoli spettacolari e fatti come si deve a metà fra l'intrattenimento mainstream e un'impronta di riconoscibilità autoriale che un tempo (parliamo degli anni '80 e '90 del secolo scorso) poteva tranquillamente contendersi con Steven Spielberg.

giovedì 10 gennaio 2019
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Storia vera. Mark, reduce da un pestaggio («punito» perché ama indossare calzature femminili), affronta il trauma attraverso un alter ego, Hogie, pilota americano, in lotta contro i nazisti, protetto, in un villaggio belga, da un gruppo di donne. Il tutto rappresentato da action figure e bambole che lui fotografa, come fosse un fotoromanzo. L'idea di usare la CGI, per trasformare Carrell in Hogie, [...] Vai alla recensione »

giovedì 10 gennaio 2019
Francesco Alò
Il Messaggero

Dopo essere stato picchiato a sangue in un bar da un gruppo di balordi perché considerato poco virile, un illustratore americano si darà alle miniature. Nel giardino di casa comporrà un'installazione artistica anche se un bimbo potrebbe chiamarla giocare ai soldatini. Marwen diventa un villaggio belga occupato dai nazisti nella II Guerra Mondiale dove il nostro eroe, nei panni del macho Capitano Hoagie, [...] Vai alla recensione »

mercoledì 9 gennaio 2019
Roberto Manassero
Cineforum

Alla base del nuovo film di Robert Zemeckis c'è un documentario, Marwencol di Jeff Malmberg, che nel 2010 ha raccontato la vita dell'artista americano Mark Hogancamp, introducendo il pubblico non specializzato al mondo delle sue creazioni: un mondo in miniatura, costruito nel giardino di una casa nello stato di New York, grazie al quale Hogancamp, fotografando minuziosamente le situazioni che crea [...] Vai alla recensione »

mercoledì 9 gennaio 2019
Peter Travers
Rolling Stone

18 anni fa, in un bar poco fuori Kingston, New York, l'illustratore Mark Hogancamp fu quasi picchiato a morte da cinque teppisti. Risvegliatosi dopo nove giorni di coma con un danno cerebrale e il corpo spezzato e ricoperto di ferite, l'ex soldato non ricorda nulla del suo matrimonio, e nemmeno degli anni passati nella Marina. Ha anche perso ogni talento nel disegno, e tutti i ricordi della famiglia [...] Vai alla recensione »

mercoledì 9 gennaio 2019
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

Forse ancora un war movie. Dopo la spy-story di Allied si entra nel campo di battaglia. Belgio, Seconda Guerra Mondiale. Il capitano Hogie è circondato dai soldati nazisti. Lui ha le scarpe da donna. Poi viene liberato dalle sue aiutanti che li fanno fuori. Non è vero, ma lo sembra. Del resto pure Polar Express, La leggenda di Beowulf e A Christmas Carol sembravano più veri del reale.

martedì 8 gennaio 2019
Emanuela Martini
Film TV

Robert Zemeckis è un autore coraggioso. Ha coraggio perché, mescolando live action e stop motion, racconta una storia di intolleranza e riscatto (tristissima, ma edulcorabile) senza evitarne i lati oscuri, erotici e nevrotici: Benvenuti a Marwen non è una commedia, non è pacificante, non descrive, nonostante il suo mondo fatto di bambole, una fuga in un regno della fantasia nel quale si aggiustano [...] Vai alla recensione »

martedì 8 gennaio 2019
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

Belgio, seconda guerra mondiale. Un solitario areo americano sfreccia nell' azzurro, improvvisamente squarciato dai rossi bagliori del fuoco nemico. Sono troppi! Il velivolo perde di quota e si abbatte tra gli alberi. Il pilota (Steve Carell) scatta fuori dall' abitacolo, con i piedi in fiamme. Li vediamo sciogliersi: i piedi di una bambola. Di tutti i grandi autori della sua generazione -formata da [...] Vai alla recensione »

sabato 5 gennaio 2019
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

C'è sempre un filo - più o meno sottile - a legare i numerosi titoli della filmografia di Robert Zemeckis. Il più evidente, quello più facilmente riconoscibile anche a discrete distanze, è il filo della sperimentazione, della continua e ossessiva ricerca che possa fondere, un giorno chissà definitivamente, realtà e immaginazione. L'altro filo, magari più impercettibile e trasparente, è quello su cui [...] Vai alla recensione »

sabato 12 gennaio 2019
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Clamoroso flop. Si potrebbe cogliere l'occasione per replicare, in materia di cinema, quel che la rivista Link (diretta da Fabio Guarnaccia, sottotitolo "Idee per la televisione") ha fatto per i programmi tv. Un elenco di caduti che ricorda la frase dello scrittore albanese Ismail Kadare sui brutti romanzi: "Sono come i soldati semplici, muoiono per far trionfare i generali" (la letteratura non è [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
martedì 8 gennaio 2019
A cura della redazione

Reduce da un pestaggio, l'illustratore Mark Hogancamp ha perso la memoria e la capacità di disegnare. Elabora la tragedia mettendo in scena nel proprio prato le gesta di un suo alter ego in un fittizio villaggio belga, durante la Seconda Guerra Mondiale. [...]

TRAILER
giovedì 21 giugno 2018
Francesca Ferri

In piena guerra mondiale la città è abitata da soldati armati e donne tenaci. Benvenuti a Marwen, la città in miniatura creata nel giardino dell'artista Mark Hogancamp. Diretto da Robert Zemeckis, Welcome to Marwen, basato sul documentario Marwencol di Jeff [...]

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