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Takeo Hisamatsu: «L'Italia ha fatto tanto per il cinema giapponese»

Incontro con il direttore del Tokyo Film Festival che ha guidato una delle edizioni più prestigiose.
di Emanuele Sacchi

In foto il direttore del festival Takeo Hisamatsu. ©2018 TIFF
lunedì 5 novembre 2018 - Tokyo Film Festival

Per un bilancio della 31.ma edizione del Tokyo International Film Festival, abbiamo incontrato Takeo Hisamatsu, direttore di una fortunata edizione del prestigioso Festival.

Tokyo ha creato molti strumenti per diffondere il cinema giapponese nel mondo e quindi lo seguiamo da vicino. Ogni anno da noi in Italia si tiene il Far East Film Festival, che diffonde cultura e cinema dell'Estremo Oriente ed è un punto di riferimento a livello europeo. E la Tucker Distribuzione permette a due o tre film giapponesi ogni anno di circolare nelle sale cinematografiche italiana. Quest'anno la prima mondiale di Zombie contro zombie (guarda la video recensione) è stata proprio a Udine e il film di Kore-eda che ha vinto la Palma d'oro a Cannes, Un affare di famiglia (guarda la video recensione), ha appena superato 1 milione di Euro di incasso al botteghino in Italia. Qual è il vostro segreto invece? Come gestisce un direttore di festival strumenti di lungo periodo per promuovere il cinema nazionale nel mondo?
Siamo molto contenti di quanto fatto dall'Italia per il cinema giapponese. A maggior ragione perché in Italia c'è una lunga storia di grande cinema, una lunga tradizione. C'è stato un periodo in cui, da giovani, i registi giapponesi, come Akira Kurosawa, Ozu o Naruse, studiavano i film italiani per migliorare la propria arte. Ora abbiamo un'altra generazione di registi, quali Kore-eda o Kiyoshi Kurosawa, e cerchiamo di introdurre una generazione di registi più giovani, attraverso una sezione specifica che si chiama "Japanese Splash". Quello che facciamo è cercare di mantere un equilibrio tra la diffusione di registi e film di altri Paesi qui da noi ed esportazione del nostro cinema all'estero. Una sorta di reciproco beneficio nel nome del cinema.
Quest'edizione sembra caratterizzata da un'abbondanza di ruoli femminili forti nelle varie sezioni del festival. A cominciare dall'apertura con A Star is Born (guarda la video recensione). Come mai secondo lei?
Principalmente la selezione è fatta da Yoshi Yatabe e Kenji Ishizawa, che solo sporadicamente consultano anche me. È frutto di una coincidenza in parte, ma è un fatto che il cinema rispecchi quel che avviene nella società e in questo senso si sta muovendo molto nel mondo.
Qual è la situazione oggi tra est e ovest, tra industria del cinema asiatica e Hollywood?
La Cina è un grande mercato e sta esercitando una certa influenza su Hollywood, ma anche nel passato, quando l'economia giapponese andava molto bene, la Columbia è stata acquisita da Sony e una parte consistente di Universal fu acquisita da Panasonic, quindi c'è stato un momento in cui Hollywood era influenzata anche dal Giappone... Ancora oggi il Giappone è al terzo posto a livello di mercato cinematografico dopo Stati Uniti e Cina, e al quarto c'è la Corea del Sud. Quindi l'Asia è una fetta numericamente consistente per quel che riguarda l'industria cinematografica nel mondo, qualcosa con cui Hollywood deve fare certamente i conti.


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