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Dizionari del cinema
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Consulta on line la Biblioteca del cinema. Tutti i film dal 1895 a oggi:
marted 13 novembre 2018

Giuseppe Battiston

L'amico di Soldini

50 anni, 22 Luglio 1968 (Cancro), Udine (Italia)
occhiello
Conosco molta gente pentita di essersi sposata, ma nessuno che si sia pentito di avere avuto un figlio.
dal film Amore, bugie e calcetto (2007) Giuseppe Battiston Mina
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Giuseppe Battiston
Nastri d'Argento 2018
Nomination miglior attore per il film Finch c' prosecco c' speranza di Antonio Padovan

Nastri d'Argento 2018
Nomination miglior attore per il film Dopo la guerra di Annarita Zambrano

David di Donatello 2016
Nomination miglior attore non protagonista per il film La felicit un sistema complesso di Gianni Zanasi

David di Donatello 2014
Nomination miglior attore per il film Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto

David di Donatello 2014
Nomination miglior attore non protagonista per il film La sedia della felicit di Carlo Mazzacurati

David di Donatello 2013
Nomination miglior attore non protagonista per il film Il comandante e la cicogna di Silvio Soldini

David di Donatello 2012
Nomination miglior attore non protagonista per il film Io sono Li di Andrea Segre

Nastri d'Argento 2011
Nomination miglior attore non protagonista per il film La passione di Carlo Mazzacurati

David di Donatello 2011
Nomination miglior attore non protagonista per il film La passione di Carlo Mazzacurati

David di Donatello 2011
Premio miglior attore non protagonista per il film La passione di Carlo Mazzacurati

Nastri d'Argento 2011
Premio miglior attore non protagonista per il film La passione di Carlo Mazzacurati

David di Donatello 2009
Nomination miglior attore non protagonista per il film Non pensarci di Gianni Zanasi

David di Donatello 2009
Premio miglior attore non protagonista per il film Non pensarci di Gianni Zanasi

David di Donatello 2008
Nomination miglior attore per il film Giorni e nuvole di Silvio Soldini

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attore non protagonista per il film La giusta distanza di Carlo Mazzacurati

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attore non protagonista per il film Non pensarci di Gianni Zanasi

Roma Film Festival 2007
Nomination premio lara per il film La giusta distanza di Carlo Mazzacurati

David di Donatello 2004
Nomination miglior attore per il film Agata e la tempesta di Silvio Soldini



Troppa grazia

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,50)
Un film di Gianni Zanasi. Con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Carlotta Natoli.
continua»

Genere Commedia, - Italia, Spagna, Grecia 2018. Uscita 22/11/2018.

I due attori ed Emidio Greco raccontano Notizie degli scavi.

Angiolini-Battiston, strana coppia in cerca d'autore

luned 18 aprile 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Angiolini-Battiston, strana coppia in cerca d'autore Sfatiamo un mito: i film dautore non sono per forza delle robe pesanti, fantozziane, da prendersi a martellate. Magari non tirano gi il cinema, ma anche i film cos portano il pubblico in sala. Recuperata la barbuta criniera, sacrificata al ruolo durante le riprese, Giuseppe Battiston ha difeso il suo Notizie degli scavi come un piccolo leone: Sono molto colpito dal risultato finale ha detto a Roma, in conferenza stampa - Trovo questo film profondo e poetico, mi emoziona persino parlarne. Non mi capita spesso di avere ruoli da protagonista e per me stato molto importante avere finalmente la possibilit di gestire fino in fondo la responsabilit di un personaggio. Tratto dallomonimo romanzo di Franco Lucentini, pubblicato nel 1964 e portato al cinema da Emidio Greco a partire dal 29 aprile, Notizie degli scavi ha il merito di scommettere su uninedita coppia di protagonisti, incredibilmente ben assortita nonostante gli insidiosi pregiudizi: un attore come Battiston, la cui massiccia corporatura ha sempre relegato a ruoli ingenerosamente marginali, a fianco di una non attrice come Ambra Angiolini, dietro al cui bel corpo da showgirl si per anni nascosto un talento in cerca despressione. Anche a me il cinema dautore piace ha fatto eco la Angiolini al collega attore semmai sono io che non piaccio agli autori.

Gli attori del momento.

Servillo e Battiston, presentissimi e bravi, ma non basta

luned 25 ottobre 2010 - Pino Farinotti cinemanews

Servillo e Battiston, presentissimi e bravi, ma non basta Sono davvero pochissimi i film italiani dell'era recente che non presentano nel cast Toni Servillo e Giuseppe Battiston. Sono gli attori e i personaggi del momento. Il dato esatto, facilmente misurabile, nel 2010 Battiston ha partecipato a Cosa voglio di pi, Tutti pazzi per amore, Le ragazze dello swing, La passione, Figli delle stelle. Cinque film in un anno, sono tanti. Troppi, forse. Servillo non da meno: Gorbaciof, Noi credevamo, Un balcon sur la mer, Una vita tranquilla e Il gioiellino.
Servillo certamente un ottimo attore, capace di performance che attraversano molti registri. Nel Divo era semplicemente un'animazione, si muoveva secondo quelle regole, gesto enfatizzato, passo veloce quando era il caso. Aveva rappresentato Andreotti come una caricatura di classe. Davvero bravo. In Gorbaciof disegna un altro carattere oltre le righe, grottesco inquietante ed efficace. Nell'immagine e nella parola. Altro grande esercizio d'attore. Battiston diverso, un compagnone simpatico, un "carattere" corpulento e non competitivo. Anche lui molto efficace, ma Battiston sempre Battiston, se stesso, propone lo stesso personaggio, anche se non gli mancherebbero le qualit tecniche per altre applicazioni, venendo dal teatro di buon livello.

Attuale
Servillo e Battiston sono i modelli del modello di cinema italiano attuale. Un cinema di "carattere", dove manca quasi tutto, a cominciare dai generi. Non c' l'avventura, il noir, la commedia, non c' neppure il dramma umano, c' quello politico. L'ho scritto spesso, non c' l'eroe. I temi sociali, che affiancano l'instant, che approfondirebbero argomenti gi approfonditi da altri media, prevalgono. Ottengono magari attenzione presso una certa fascia di pubblico comunque minoritaria, ma continuano a non essere compresi e frequentati dal pubblico grande. Certo, il movimento italiano molto bravo ad autoriconoscersi, enfatizza se stesso attraverso una critica ...simpatizzante e attribuendosi premi autoctoni, ma poi tutto si ferma l.

Correnti
Le regole correnti, ormai da molto tempo, del nostro cinema, non ammettono (quasi mai) modelli portatori di appeal, emarginano l'eroe anche estetico. E questo a fronte di momenti quasi grotteschi nei film. C' una citazione efficace ed esemplare. Ne La nostra vita, il regista Luchetti attribuisce il ruolo di protagonista a Elio Germano, altro "carattere" e a Raoul Bova quello del fratello maldestro, incapace persino di procurarsi una fidanzata. Bova, grande appeal, attore bravo quanto Germano, viene derubricato, magari umiliato, perch bello, dunque inadatto al cinema italiano attuale. proprio cos. Questo codice realistico-triste-sociale che si accreditato e (auto)affermato, rimane comunque costretto nei nostri confini. Il gradimento e l'avallo del resto delle culture non ci appartiene. Ma il nostro movimento generale sembra rannicchiarsi in questo suo solipsismo. Da altre parti (quando avremo anche noi un Segreto dei suoi occhi argentino e un Concerto, rumeno?) si fanno film per il mondo, da noi si fanno film che non vanno nel mondo. Se dico che al cinema si addice l'identificazione e il sogno qualcuno dir trattarsi di un concetto sorpassato, antico, e nostalgico. Ma nel cinema ci sono i caratteristi e i protagonisti, se i primi diventano i secondi, alla fine il cinema ne paga il prezzo. Detto in chiave di identificazione (altro concetto non pi di moda): "io spettatore vedo pi volentieri Brad Pitt, piuttosto che Battiston. Io spettatrice, se devo sognare... be', Battiston lo lascio fra le ultime fantasie, e Servillo fra le penultime." Gassman e Mastroianni erano protagonisti, non caratteristi, di un cinema protagonista.

Cultura
Anche se la cultura attuale, non solo del cinema, ha emanato e imposto altre regole, il cinema non pu tradire le sue belle facolt, quelle dotazioni primarie e inalienabili che ne hanno fatto l'evasione, anzi l'arte prevalente del secolo (scorso). Dotazioni che se non valgono da noi, valgono altrove. Infatti, da molte stagioni i nostri titoli non figurano nei boxoffice internazionali, semplicemente perch non vengono esportati. Un'altra misura impietosa dello stato del nostro cinema sono i premi. Ho affrontato l'argomento in altri interventi. Dunque stralcio una parte di un pezzo dello scorso anno. preciso e... disarmante.

"Dopo Nuovo cinema paradiso il cinema italiano si aggiudicato l'Oscar nel '91 con Mediterraneo, Oscar larghissimo per quel film, come ammise lo stesso Salvatores, e poi con La vita bella, del '98, titolo, invece, del tutto meritevole. Da allora pi nulla. Ci siamo illusi con Gomorra, come ci eravamo illusi con Baara.
arrivato un altro segnale in quel senso, che sintetizzo in questo modo: l'italianit non interessa pi al mondo, per lo meno a quello del cinema che ha ormai metabolizzato storie di Napoli e storie di Sicilia. C' dell'altro da rappresentare. E poi Tornatore, col suo film da record italiano di budget, ha forse dato una sensazione troppo dichiarata di lavorare pensando all'Oscar, non riuscendo a trasferire l'intenzione di grandezza, che alla fine molti hanno percepito come enfasi. Che il nostro cinema non sia pi amato nel mondo emerge in modo cinematograficamente matematico, si pu dire cos. Assumo come riferimento i tre pi importanti riconoscimenti del cinema, l'Oscar, il Leone d'oro di Venezia e la Palma d'oro di Cannes. Al di l della discrezionalit e spesso anche delle polemiche, credo che quei tre riconoscimenti rappresentino alla fine qualcosa di "esatto", un termine di giudizio che vale oggettivamente. La lista che segue vale senza altri commenti.

1946 Palma d'oro a Roma citt aperta, di Rossellini
1947 Oscar a Sciusci, di De Sica
1949 Oscar a Ladri di biciclette, di De Sica
1951 Palma d'oro a Miracolo a Milano, di De Sica
1952 Palma d'oro a Due soldi di speranza, di Castellani
1956 Oscar a La strada, di Fellini
1957 Oscar a Le notti di Cabiria, di Fellini
1959 Leone d'oro a Il generale della rovere, di Rossellini
1959 Leone d'oro a pari merito a La grande guerra, di Monicelli
1960 Palma d'oro a La dolce vita, di Fellini
1962 Leone d'oro a Cronaca familiare, di Zurlini
1963 Oscar a 8 e mezzo, di Fellini
1963 Palma d'oro a Il gattopardo, di Visconti
1963 Leone d'oro a Le mani sulla citt, di Rosi.
1964 Oscar a Ieri, oggi, domani, di De Sica.
1964 Leone d'oro a Deserto rosso, di Antonioni
1965 Leone d'oro a Vaghe stelle dell'orsa, di Visconti
1966 Palma d'oro a Signore e signori, di Germi
1966 Leone d'oro a La battaglia di Algeri, di Pontecorvo
1967 Palma d'oro a Blow-Up, di Antonioni
1970 Oscar a Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, di Petri
1972 Palma d'oro a Il caso Mattei di Rosi a pari merito con La classe operaia va in paradiso di Petri
1972 Oscar a Il giardino dei Finzi Contini di De Sica
1974 Oscar a Amarcord di Fellini 1977 Palma d'oro a Padre padrone, dei Taviani
1978 Palma d'oro a L'albero degli zoccoli, di Olmi
1988 Leone d'oro a La leggenda del santo bevitore, di Olmi
1998 Leone d'oro a Cos ridevano, di Amelio
2001 Palma d'oro a La stanza del figlio, di Moretti.

Questi sono numeri, non , ribadisco, discrezionalit, ... aritmetica. Emerge che nelle nostre stagioni eroiche vincevamo un premio all'anno. Poi ci siamo difesi. Ma nel nuovo millennio, salvo un'eccezione ormai lontana, proprio iniziale, siamo a "zero tituli". E forse ce lo meritiamo..."

   

Lucio Pellegrini torna al cinema con una commedia corale sulla precariet.

Figli delle stelle: la banda brancaleone

luned 18 ottobre 2010 - Marzia Gandolfi cinemanews

Figli delle stelle: la banda brancaleone Dopo liceali "seriali" e famiglie disfunzionali, Lucio Pellegrini torna sul grande schermo con una commedia corale che riflette sul precariato e sulla difficolt degli italiani ad aderire ai politici che li rappresentano. Ispirato dallo sguardo empatico di Monicelli e influenzato dalla migliore commedia allitaliana, Pellegrini alza il tiro e realizza un film amaro addolcito da un cast in stato di grazia. Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Paolo Sassanelli, Giorgio Tirabassi, Fabio Volo e Claudia Pandolfi costituiscono un gruppo (anti)eroicomico deciso a cambiare lo stato delle cose e, per questo, a sequestrare un celebre quanto impopolare ministro della salute. Niente andr come previsto e limprobabile banda di precari muover lungo una serie di prove e di imprese che non li condurranno alla gloria ma a uno scacco e a un pi modesto "piatto di pasta e ceci". A Roma per presentare il loro film, Pellegrini e il suo cast ci raccontano il malessere sociale e una generazione che ripiega sulla nostalgia e sulla canzone vintage.

Commedia & realt
Lucio Pellegrini: Considero Figli delle stelle una commedia fortemente radicata nella realt quotidiana. In Italia si producono molte commedie ma quasi mai aderenti al periodo storico che stiamo vivendo. Cos ho pensato ai miei registi preferiti, da Monicelli a Pietrangeli, e ho creato una banda di magnifici perdenti che credono di poter fare qualcosa di buono e di reggere lo stress di unimpresa senza senso. Ma la loro naturale vocazione alla "sfiga" evidente da subito e cos finiscono per sequestrare uno dei pochi uomini politici che crede davvero nel suo lavoro e che cerca di farlo nel modo migliore. Sar proprio la relazione con lonorevole Stella di Giorgio Tirabassi ad alimentare e illuminare le loro coscienze.

Cast stellare
Lucio Pellegrini: Nel mettere insieme il cast e la mia banda improvvisata di rapitori ho pensato senza ombra di dubbio ai Soliti ignoti di Monicelli. Ho sempre ammirato lo sguardo empatico del maestro sui perdenti della terra, sguardo troppo poco praticato dal nostro cinema. Del magnifico risultato raggiunto devo ringraziare tutti i miei attori che, nonostante le diverse esperienze e provenienze, hanno saputo creare sul set una sintonia perfetta. Larmonia tra gli attori era fondamentale per la riuscita del film dal momento che Figli delle stelle si sforza di partire proprio dai personaggi, precari dellesistenza che condividono un disagio comune da cui vorrebbero emanciparsi.

Il cuore della commedia
Lucio Pellegrini: Il cuore della mia commedia sta tutto nellapplauso finale che scroscia dopo la liberazione dellonorevole Stella. Quellapplauso racconta molto bene lipocrisia diffusa in questo Paese. Volevo esprimere col sorriso che quello che abbiamo quello che in fondo ci meritiamo, perch gli italiani sono come la comunit valdostana descritta nel film: prima partecipano al rapimento e prendono i soldi e poi applaudono la scarcerazione di un innocente. Prima partecipano a unazione illegale e poi si scandalizzano per quella stessa azione.

Alan Sorrenti e i favolosi anni Ottanta
Lucio Pellegrini: Il titolo del mio film nasce in seconda battuta. Avevo deciso di chiudere un gruppo di rapitori improvvisati dentro una casa che non veniva aperta dagli anni Ottanta. A quel punto mi sono chiesto, cosa avrebbero trovato i miei protagonisti in quellappartamento? Quali dischi? Quale musica? E cos oltre a Finardi ho pensato a Sorrenti e alla sua canzone, probabilmente simbolo di quella generazione. Volevo che a unire in un corpo solo i personaggi non fosse soltanto il disagio sociale ma anche una canzone. Una canzone da condividere dentro una pausa ludica.

Il padano
Fabio Volo: Sono entusiasta di aver partecipato a un film che ha qualcosa di importante da dire. Il mio ruolo mi ha subito appassionato soprattutto perch mi offriva lopportunit di indossare dopo trenta lunghi anni una giacca di jeans col pelo. Quando, dopo la lettura della sceneggiatura, Pellegrini mi confess che avrei indossato quella giacca per tutto il film il mio cuore ha esultato perch negli anni Ottanta ne avevo una uguale a cui ero affezionato e che mia madre fin per buttare a mia insaputa. Ho chiesto alla fine delle riprese che mi venisse regalata e cos stato, adesso quella giacca nella mia casa di Roma. Mi vergogno a indossarla a Milano ma a Roma ancora di moda. Scherzi a parte trovo che Lucio abbia reso onore alla sceneggiatura con la sua regia, realizzando una commedia sul precariato non tanto professionale quanto esistenziale. Tutti i personaggi, compreso il mio, vivono in attesa di qualcosa e di qualcuno, e in quella sospensione si finisce spesso per fare qualsiasi cosa.

Il rivoluzionario
Giuseppe Battiston: Il mio personaggio un disgraziato vero, un assistente di sociologia livoroso e rancoroso che cerca in ogni modo di ribaltare i piani dei suoi strampalati compagni. Bauer per un puro di cuore, un rivoluzionario che come me compr un eskimo tanti anni fa convinto che prima o poi gli sarebbe servito. Quello che indosso nel film davvero mio ma mai avrei pensato che un giorno mi sarebbe stato utile per girare un film.

Il bravo ragazzo
Pierfrancesco Favino: Mi piaceva lidea di partecipare a una commedia che affrontasse il disagio sociale con il sorriso e una buona dose di cinismo. Il mio personaggio ha superato i trentacinque anni ed un istruttore ISEF precario, sogna di aprire un ristorante e di trovare una posizione nel mondo ma finisce con un gruppo di compagni sghembi come lui per rapire un onorevole. Pepe soltanto un bravo ragazzo che spera con un rapimento di cambiare il mondo, un mondo in cui da troppo tempo si sente spaesato.

   

Dopo il Festival di Berlino arriva il nuovo film di Silvio Soldini.

Cosa voglio di pi, una domanda e un'affermazione

marted 27 aprile 2010 - Gabriele Niola cinemanews

Cosa voglio di pi, una domanda e un'affermazione Lo so un titolo strano per essere un film di Silvio Soldini. Sembra pi un film giovanilista" sono gli sceneggiatori ad ammettere subito la stranezza, Cosa voglio di pi infatti era il titolo di lavorazione del film (anche se di solito i film di Soldini durante la lavorazione si chiamano con il nome della protagonista) scelto da Doriana Leondeff per caso "mi sembrava triste solo 'Anna e Domenico', cos per associazione di idee con la canzone di Battisti ho pensato a Cosa voglio di pi, ma non era una cosa definitiva, invece poi piaciuto cos a tanto a tutti, produttori inclusi che l'abbiamo mantenuto". E pure il regista ha gradito la scelta perch "in certi momenti una domanda che i personaggi sembrano chiedersi, in altri invece un'affermazione che potrebbero fare".
Passato fuori concorso a Berlino e centrato sui due attori protagonisti, Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino, Cosa voglio di pi sembra proseguire il discorso di Giorni e nuvole, cio la descrizione di una vita ordinaria resa difficile dal contesto sociale ed economico. Ed in effetti di cose che i due protagonisti "vogliono di pi" ce ne sono tante e in molti momenti proprio il non sapere a cosa tengano maggiormente a portare avanti il racconto di Anna e Domenico, individui "sistemati" nel grande incastro sociale-metropolitano ma relegati ai margini della citt e del mondo lavorativo, precari ognuno a modo proprio, dotati di una stabilit economica non di ferro (specie Domenico) e con una vita inquadrata in una famiglia o in una convivenza.
L'incontro casuale tra i due scatena per l'amore imprevisto, si piacciono subito e progressivamente si amano sempre di pi, sempre di nascosto, fino per l'appunto a chiedersi se tengano di pi alla vecchia vita o alla nuova.

Dopo otto anni Gianni Zanasi torna al cinema con una brillante commedia drammatica.

Non pensarci: ritratto di una "normale" famiglia di italiani

luned 31 marzo 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Non pensarci: ritratto di una Ci sono voluti otto anni a Gianni Zanasi per tornare alla regia di un lungometraggio dopo A domani, presentato in concorso a Venezia nel 1999. Un'assenza dovuta alla difficile condizione che vive il cinema del nostro paese da ormai troppo tempo, come ha spiegato lo stesso regista nella conferenza stampa che si tenuta questa mattina a Roma. "Sono stati anni non semplici. Si era creata una situazione produttiva complicata che non favoriva chi aveva progetti anomali, fuori linea. Era difficile in determinate condizioni, per chi come me non ha amicizie, riuscire a lavorare. Questo un meccanismo che impoverisce il cinema. Guardando all'estero, penso a uno come Lukas Moodysson che ha inanellato grossi successi europei, film come Together - Insieme e Lilja 4-ever realizzati con budget bassissimi. Ma io sono uno ottimista e credo che questa tendenza tutta italiana stia cambiando".

gioved 25 ottobre 2018 - Un film stra-ordinario in cui si ride molto. Una lettera d'amore e un'ode pagana agli artisti. Dal 22 novembre al cinema.

Troppa grazia, il poster del film con Alba Rohrwacher

a cura della redazione cinemanews

Troppa grazia, il poster del film con Alba Rohrwacher Lucia una geometra che vive da sola con sua figlia. Mentre si arrangia tra mille difficolt, economiche e sentimentali, il Comune le affida un controllo su un terreno scelto per costruire una grande opera architettonica. Lucia nota che nelle mappe del Comune qualcosa non va, ma per paura di perdere l'incarico decide di non dire nulla. Il giorno dopo, mentre continua il suo lavoro, viene interrotta da quella che le sembra una giovane "profuga". Lucia le offre 5 euro e riprende a lavorare. Ma la sera, nella cucina di casa sua, la rivede all'improvviso, davanti a lei. La "profuga" la fissa e le dice: "Vai dagli uomini e d loro di costruire una chiesa l dove ti sono apparsa..." "La prima volta che mi "apparsa" Lucia stato all'improvviso. L'ho vista passeggiare da sola, in un grande centro commerciale, senza motivo. Ma ho sentito subito un carattere, uno spirito indipendente, un po' "selvatico". Ho pensato che forse viveva in una cittadina di provincia. Forse Lucia aveva passato la sua infanzia su un bellissimo campo". Gianni Zanasi, regista Scritto e diretto da Gianni Zanasi e presentato alla Quinzaine des ralisateurs del Festival di Cannes, Troppa grazia - di cui presentiamo in anteprima il poster ufficiale - sar al cinema da gioved 22 novembre. Nel cast, tra gli altri, troviamo Alba Rohrwacher (Lucia), Elio Germano (Arturo), Giuseppe Battiston (Paolo), Hadas Yaron (La Madonna), Carlotta Natoli (Claudia) e Thomas Trabacchi(Guido).

   

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