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mercoledì 20 febbraio 2019

Robin Wright

Paladina delle scelte controcorrente

Nome: Robin Virginia Gayle Wright
52 anni, 8 Aprile 1966 (Ariete), Dallas (Texas - USA)
occhiello
Ti dimenticherai presto di me, vero?
Ogni giorno.

dal film Le parole che non ti ho detto (1999) Robin Wright è Theresa
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Robin Wright
Golden Globes 2014
Nomination miglior attrice in una serie televisiva drammatica per il film House of Cards di David Fincher, James Foley, Robin Wright, John David Coles, Carl Franklin, Agnieszka Holland, Tucker Gates, Tom Shankland, Alik Sakharov, Allen Coulter

Golden Globes 2014
Premio miglior attrice in una serie televisiva drammatica per il film House of Cards di David Fincher, James Foley, Robin Wright, John David Coles, Carl Franklin, Agnieszka Holland, Tucker Gates, Tom Shankland, Alik Sakharov, Allen Coulter

Golden Globes 1995
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Forrest Gump di Robert Zemeckis



Virtualità e animazione in The Congress.

L'altrove della fantascienza

domenica 15 giugno 2014 - Roy Menarini cinemanews

L'altrove della fantascienza Non sarà facile, per il travolgente ma spesso caotico film di Ari Folman, diventare il cult che alcuni pronosticavano alcuni mesi addietro. Alla sua uscita italiana, in piena estate, esiste il rischio che attiri solo i pretoriani della fantascienza e dell'animazione adulta. Eppure The Congress è il tipico caso di declinazione dei temi noti della fantascienza attraverso nuove ibridazioni. Animazione più cyberpunk più melodramma in live action si fondono quasi senza precedenti (viene in mente Avalon di Mamoru Oshii, ma solo come suggestione, viste le differenze tecniche).
La coraggiosa Robin Wright - che per di più accetta di essere rappresentata da un avatar che non rende nemmeno pallidamente giustizia al suo fascino - e gli altri "alias" del film sono immersi in una vicenda apocalittica che nasce dal cinema per poi estendersi a tutti i viventi. La sostituzione virtuale del proprio sé diviene dapprima un paradosso per ciò che riguarda la vendita dell'immagine e del copyright e poi si estende a divorare gli esseri umani, con una logica (esistere in un altrove riccamente illustrato piuttosto che in una realtà opaca) che da Philip K. Dick a Matrix è stata ampiamente esplorata. La novità è che Folman scarta totalmente la classica opzione gothic e cyber dell'animazione contemporanea, e pur facendo riferimento e saccheggiando la narrativa estremo orientale, vira verso un disegno disneyano e classicista. Il senso di spiazzamento è dunque ancora più forte che in A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare di Linklater dove, grazie al rotoscopio, gli attori erano letteralmente ridisegnati sullo schermo. Evidentemente le potenzialità del dialogo tra riproduzione dal vero e animazione, insufflate di nuova vita dal digitale che - per sua stessa natura - elimina le barriere dei due dispositivi, sono ancora da esplorare. Ed è allora curioso che, al di là dell'originalità della storia e della banalità del tema di fondo (la presunta genuinità dell'esperienza umana), sia proprio la fantasia a porre i problemi più complessi nel film di Folman. È stato giustamente notato da più parti che The Congress rischia di assopire lo spettatore proprio nel momento in cui si passa dal mondo reale a quello animato, e mano a mano che l'immaginazione dell'autore si scatena. Questo dimostra che la fantascienza non è solamente trasgressione della norma(lità) bensì un più ampio gioco di negoziazioni tra la capacità di stupire, trascendere e la solidità degli universi rappresentati.
Folman è certamente più vicino a Terry Gilliam o Michel Gondry che a registi come Andrew Niccol o Duncan Jones, per citare nomi contemporanei. Questo non è un difetto, ovviamente, ma sembra quasi che al regista israeliano la fantascienza interessi quasi solo come mezzo per giungere all'allegoria, o come contenitore di spunti (talora geniali) e bizzarrie assortite, mentre si tratta di un genere che non ama essere sedotto per una sola notte. Bisogna amarlo, conoscerlo, appropriarsene con coraggio, altrimenti si rischia di esserne puniti.

   

Blade Runner 2049

* * * - -
(mymonetro: 3,20)
Un film di Denis Villeneuve. Con Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright.
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Genere Fantascienza, - USA 2017. Uscita 05/10/2017.

Wonder Woman

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,60)
Un film di Patty Jenkins. Con Gal Gadot, Chris Pine, Connie Nielsen, Robin Wright, Danny Huston.
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Genere Azione, - USA 2017. Uscita 01/06/2017.

Everest

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,91)
Un film di Baltasar Kormákur. Con Josh Brolin, Jason Clarke, John Hawkes, Robin Wright, Emily Watson.
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Genere Drammatico, - USA 2015. Uscita 24/09/2015.

La Spia - A Most Wanted Man

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,61)
Un film di Anton Corbijn. Con Philip Seymour Hoffman, Robin Wright, Rachel McAdams, Willem Dafoe, Daniel Brühl.
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Genere Thriller, - Germania, Gran Bretagna, USA 2014. Uscita 30/10/2014.

The Congress

* * * - -
(mymonetro: 3,04)
Un film di Ari Folman. Con Robin Wright, Harvey Keitel, Sami Gayle, Kodi Smit-McPhee, Danny Huston.
continua»

Genere Fantascienza, - USA 2013. Uscita 12/06/2014.
Filmografia di Robin Wright »

giovedì 14 febbraio 2019 - La proposta di un remake hollywoodiano sarebbe arrivata al regista direttamente da Julianne Moore, 'folgorata' dal racconto della vita quotidiana della cinquantenne Gloria. Da giovedì 7 marzo al cinema.

Gloria Bell, Lelio replica se stesso e si supera per gradimento

Ilaria Ravarino cinemanews

Gloria Bell, Lelio replica se stesso e si supera per gradimento Orso d'Argento alla protagonista Paulina Garcia durante la Berlinale del 2013, Gloria del cileno Sebastian Lelio è stato un successo in patria e un trionfo fuori dai confini nazionali. Passato in Canada al Festival di Toronto, premiato in Europa (al festival di Berlino, ma anche a San Sebastian), in Messico, in Argentina, in Perù e in India, negli Stati Uniti il quarto film di Lelio (primo regista cileno a ricevere l'Oscar, nel 2018, con Una donna fantastica ha ricevuto l'attestato di stima più grande che Hollywood possa consegnare a un regista non americano: l'offerta di un remake, identico all'originale, ma girato con attori statunitensi. Una proposta che sarebbe arrivata a Lelio direttamente da Julianne Moore, coproduttrice dell'operazione, "folgorata" dal racconto della vita quotidiana della cinquantenne Gloria, e decisa a confrontarsi con l'eccellente performance della Garcia. Il risultato, nelle sale italiane dal 7 marzo, è Gloria Bell: un film girato da Lelio come su carta carbone, uguale in ogni inquadratura all'originale, con due importanti differenze. Un nuovo cast (oltre a Moore anche John Turturro, Michael Cera, Brad Garrett) e un'ambientazione diversa, da Santiago a Los Angeles. A Toronto, dove il film è stato presentato a settembre, Lelio ha superato se stesso, battendo - per gradimento - il suo film originale. Il remake americano di un film straniero è da sempre un grande classico di Hollywood. Eppure è raro che a dirigere il nuovo progetto sia chiamato il regista del film originale (come dimostra di recente Il capitale umano di Paolo Virzì, diretto negli Stati Uniti da Marc Meyers). Eppure il "caso" Lelio non è isolato. Tra i primi a ricevere l'onore di dirigere il proprio remake a Hollywood (o di sfruttarne la vetrina) fu Alfred Hitchcock, che nel 1956 si fece produrre la versione americana del suo L'uomo che sapeva troppo, già realizzato nel 1934 ma in Inghilterra. Come diretto antecedente del "caso" Lelio c'è senza dubbio l'operazione Funny Games, con cui nel 2007 l'austriaco Michael Haneke riconvertì per gli States - riproducendolo inquadratura per inquadratura - il suo film del 1997.

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