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giovedì 17 gennaio 2019

Sean Penn

Sean Penn Walking

58 anni, 17 Agosto 1960 (Leone), Santa Monica (California - USA)
occhiello
"Il problema è che passiamo troppo velocemente dall'età in cui diciamo "farò così" a quella in cui diremo "è andata così""
dal film This Must Be the Place (2011) Sean Penn è Cheyenne
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Sean Penn
Golden Globes 2009
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film Milk di Gus Van Sant

Premio Oscar 2009
Nomination miglior attore per il film Milk di Gus Van Sant

Premio Oscar 2009
Premio miglior attore per il film Milk di Gus Van Sant

Golden Globes 2004
Premio miglior attore per il film Mystic River di Clint Eastwood

Golden Globes 2004
Nomination miglior attore per il film Mystic River di Clint Eastwood

Festival di Venezia 2003
Premio coppa volpi migliore interpretazione maschile per il film 21 grammi di Alejandro G. Iñárritu

Premio Oscar 2003
Premio miglior attore per il film Mystic River di Clint Eastwood

Premio Oscar 2003
Nomination miglior attore per il film Mystic River di Clint Eastwood

Premio Oscar 2001
Nomination miglior attore per il film Mi chiamo Sam di Jessie Nelson

Golden Globes 2000
Nomination miglior attore per il film Accordi e disaccordi di Woody Allen

Premio Oscar 1999
Nomination miglior attore per il film Accordi e disaccordi di Woody Allen

Festival di Venezia 1998
Premio coppa volpi migliore interpretazione maschile per il film Bugie, baci, bambole & bastardi di Anthony Drazan

Festival di Cannes 1997
Premio miglior attore per il film She's So Lovely - Così carina di Nick Cassavetes

Festival di Berlino 1996
Premio miglior attore per il film Dead Man Walking - Condannato a morte di Tim Robbins

Golden Globes 1996
Nomination miglior attore per il film Dead Man Walking - Condannato a morte di Tim Robbins

Premio Oscar 1995
Nomination miglior attore per il film Dead Man Walking - Condannato a morte di Tim Robbins

Golden Globes 1994
Nomination miglior attore non protagonista per il film Carlito's Way di Brian De Palma



Applausi a scena aperta per This must be the place con Sean Penn.

A Cannes il Road'n'roll di Sorrentino

venerdì 20 maggio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

A Cannes il Road'n'roll di Sorrentino Risate in sala, un applauso a scena aperta ed entusiasmo generale a fine proiezione: il road’n roll This must be the place di Paolo Sorrentino, programmato in coda al concorso, piace e convince soprattutto il pubblico internazionale. Già cult l’interpretazione di Sean Penn, applaudito al primo fotogramma e ininterrottamente in scena per 118 minuti, in una prova d’attore che l’umore generale lancia in corsa per il premio alla migliore interpretazione: «Non mi sono ispirato a Ozzy Osbourne», precisa lui in conferenza stampa, anche se la mimesi è evidente persino nella voce. Meno trascinante l’incontro con il cast, musi duri e caratteri difficili, scontroso da copione Paolo Sorrentino, sfuggente come sempre Sean Penn, lo sceneggiatore Umberto Contarello è l’unico a ringraziare per i complimenti ricevuti. Il messaggio lanciato da questa edizione di Cannes è chiaro: un artista, per eccellere, non affatto bisogno di essere simpatico.

La leggenda dice che vi siate conosciuti a Cannes: è vero?
Paolo Sorrentino: Confermo. È vero.

Com’è stato recitare per Sorrentino?
Sean Penn: È un piacere lavorare con uno come lui: gli attori cercano sempre sfide nuove, e Paolo ti offre esattamente questo. Lo ritengo uno dei pochi maestri del nostro tempo, è un uomo ispirato e in grado di pensare film molto originali. Durante la lavorazione è stato come se lui suonasse il piano mentre io giravo le pagine dello spartito.

Da dove arriva l’idea di questa storia?
Sorrentino: Il punto di partenza è stato l’idea della ricerca di un criminale nazista che si nasconde chissà dove. A quello si è poi aggiunto il desiderio di raccontare il romanzo di formazione di un cinquantenne rimasto bambino. In un terzo momento ho pensato che il protagonista potesse essere una rockstar.

Perché un film sulla vendetta?
Penn: La vendetta è un tema che appartiene agli Stati Uniti, basta guardare la reazione scatenata dall’uccisione di Osama. Ma la vendetta nel film è solo una molla, la cosa più importante è il viaggio del mio personaggio, un innocente naive alla ricerca di sé.

È la prima volta che Sorrentino sceneggia a quattro mani?
Sorrentino: Si. Ma conoscevo da anni Umberto Contarello, ho cominciato con lui. Siamo accomunati dallo stesso amore per gli Stati Uniti e per il viaggio.
Umberto Contarello: Dopo che Paolo mi ha raccontato la sua idea, abbiamo cominciato a scriverla come fosse la cosa più naturale del mondo. Parlavamo con la stessa voce, e questa sintonia ci ha permesso di affrontare nel film argomenti diversi ma con un tono unitario.

Come avete costruito il personaggio di Penn?
Penn: Io e Paolo abbiamo parlato a lungo della depressione e di come quella malattia possa incidere anche fisicamente sull’individuo. Paolo aveva le idee molto chiare sul fisico del personaggio.

Il rock è morto?
Penn: So solo che il rock è stato importantissimo in passato. Era l'indice del malessere della società borghese.

Come avete lavorato sulla fotografia degli ambienti americani?
Sorrentino: Io e il direttore della fotografia Luca Bigazzi eravamo eccitatissimi, come bambini in un mondo tutto da esplorare. Negli Stati Uniti girare in esterno sembra più facile, sono il luogo cinematografico per eccellenza. Ma ho sviluppato anche una morbosa curiosità per gli interni, facendo moltissimi sopralluoghi.

Tornerebbe a girare in America?
Sorrentino: Certamente. Questo film è un nuovo inizio, un’esperienza unica e indimenticabile. Ma prima di riprovare in America, vorrei chiudere questo film. Purtroppo so fare solo una cosa alla volta.

Cosa pensate dell’Irlanda, una delle location del film?
Penn: Avevo già lavorato a Dublino e la trovo ancora una città straordinaria nonostante la recessione. Ho passato dei bei momenti con gli irlandesi, che sono la più importante risorsa del paese.

David Byrne alle musiche e in un cameo: è stato difficile convincerlo?
Sorrentino: Visto che era in sceneggiatura fin dall’inizio, eravamo preoccupati che non accettasse. Invece si è convinto. Gli ho chiesto di comporre canzoni come le scriverebbe un ragazzo di 18 anni e lui, che è un artista poliedrico, si è divertito moltissimo a farlo.

C’è qualche punto di contatto tra This must be the place e Il divo?
Sorrentino: L’unica cosa che hanno in comune è la stranezza dei protagonisti. Atipici ma possibili, mai caricature. Nel caso de Il divo il protagonista esisteva realmente, ma anche la rockstar di This must be the place potrebbe esistere, ci sono musicisti che gli somigliano molto. Penso che il cinema sia fatto per raccontare personaggi così.

Quanto deve il vostro film a pellicole come Paris Texas?
Sorrentino: Non saprei, Paris Texas non lo vedo da molti anni. Credo sia una delle tante influenze che restano impigliate in testa anche se distanti nella memoria.

Pensate di vincere la Palma d’oro? Il Divo c’era quasi riuscito...
Sorrentino: Non c’entra niente il numero di volte che si è ammessi al concorso, non è che uno al festival di Cannes fa carriera. Già presentare qui un film è un grandissimo risultato.
Penn: Ci sono in concorso molti film meravigliosi, io che sono stato in giuria so che tutto dipenderà dalla reazione soggettiva dei membri. Ma non è una coincidenza ritrovare Paolo in concorso al festival: ha un tocco magico e io spero di festeggiare con lui una vittoria.

Risse, fischi e applausi, le reazioni a The Tree of Life.

Cannes perde la testa per Malick

lunedì 16 maggio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Cannes perde la testa per Malick Rissa all'ingresso in sala, una fila iniziata nelle prime ore del mattino, le porte del Palais che si chiudono in anticipo sollevando il malumore generale. Cannes perde la testa per The Tree of Life di Terrence Malick, il film più atteso del concorso, ambiguamente accolto da applausi e fischi ma da tutti ardentemente desiderato. Al cinema dal 18 maggio, The Tree of Life ha esaltato e irritato il pubblico, spaccandolo a metà: chi ha amato i primi 90 minuti di muta cosmogonia, chi non li ha tollerati, chi semplicemente non li ha capiti. Nessuno, in ogni caso, è qui per dare spiegazioni sul film. Terrence Malick non è a Cannes o non si mostra, «è troppo timido e lo sapete», dice in conferenza stampa la produttrice Sarah Green, che spiega: «Ognuno deve vivere questo film in maniera personale. Qualunque spiegazione sarebbe di troppo, corromperebbe il processo». Intorno al convitato di pietra si radunano sei persone, la produttrice Green con i colleghi Dede Gardner, Grant Hill, Bill Pohlad e gli attori Jessica Chastain e Brad Pitt. Assente giustificato Sean Penn, si dice per impegni di lavoro (ma si pensa per civetteria, riservandosi di apparire da protagonista assoluto solo a fine festival, nel film di Paolo Sorrentino This must be the place). Pitt, che di The Tree of Life è anche produttore, regge al fuoco di fila delle domande: il suo entusiasmo per il film pare autentico, nonostante dia l'impressione di non avere le idee chiarissime sul suo contenuto metafisico.

Malick non c'è: vi ha dato indicazioni su cosa dovete dire?
Pitt: No. Ma è normale che non ci sia: lui lavora per costruire case, non per venderle. Vendere è il compito degli attori.

Com'è stato il lavoro sul set?
Pitt: La parte più interessante è stata il processo creativo, che non è mai veramente terminato. Terrence lavorava giorno per giorno, scriveva al momento, ci dava nuove pagine di copione ogni mattina e non voleva che le imparassimo bene. Abbiamo trascorso molto tempo insieme a lui nella casa che è al centro del film, prima di girare. È stata un'esperienza straordinaria e potrei andare avanti a parlarne per giorni.

Ma com'è dal vivo il misterioso Malick?
Pitt: Come tutti gli esseri umani sorride, mangia, va alla toilette. È incredibilmente dolce e ha un carattere piacevole. Ama e rispetta tutti i suoi personaggi allo stesso modo, e questo fa di lui un grandissimo regista.

L'esperienza con Malick cosa le ha lasciato?
Pitt: Mi ha cambiato, mi ha fatto venir voglia di andare in un'altra direzione, dare spazio a nuovi talenti, sperimentare: dire sì ai film commerciali, ma anche a quelli piccoli d'autore.

Quindi se le offrissero un blockbuster alla Mission Impossible direbbe di no?
Pitt: Non esageriamo, non vorrei mai perdermi la possibilità di fare Mission Impossible... Diciamo che adesso voglio provare cose nuove, progetti che mi costringano a pormi delle domande importanti.

Che ruolo ha la religione cristiana in The Tree of Life?
Pitt: È un film più spirituale che cristiano: abbiamo fatto molti dibattiti teologici durante le riprese, ma l'opera non riflette una religione o una filosofia in particolare. Credo che le comprenda tutte perché rimanda a una spiritualità universale che possa interessare gli spettatori di tutte le culture.

Lei è cristiano?
Pitt: Sono cresciuto cristiano, convinto che Dio si sarebbe preso cura di me, poi ho scelto di camminare con le mie gambe. Ma quelle stesse domande che mi ponevo attraverso la religione, sulla sofferenza e sulla morte, le ho ritrovate nel film di Malick. E questo è uno dei motivi per cui ho accettato di farlo.

Cosa ha provato rivedendo il film a Cannes?
Pitt: Mi ha sorpreso ancora una volta il genio di Malick, il suo straordinario modo di incrociare la grandezza dell'Universo, il macrocosmo della la Natura, con il microcosmo della famiglia di cui seguiamo la storia.

Cosa l'ha convinta a partecipare al film? Solo la regia di Malick?
Pitt: Da produttore riconosco al volo un buon progetto quando lo vedo. E poi il film mi dava la possibilità di recitare questo padre oppressivo, con quel suo strano rapporto con i figli.... spero che i miei bambini vedano The Tree of Life al più presto, perché credo di essermela cavata piuttosto bene come attore.

È un film in qualche modo autobiografico? Si rivede in qualche personaggio?
Pitt: È un film universale, che parla a grandi e bambini. C'è senz'altro qualche suggestione che mi appartiene, come l'amore per la natura, il ricordo della grazia e della purezza della madre, il sogno americano incarnato dalla figura del padre. Ma non penso che un film così universale possa avere a che fare con l'esperienza di un singolo individuo.

Suo padre era oppressivo come il suo personaggio nel film? E lei com'è con i suoi figli?
Pitt: Mio padre non era assolutamente così. Quanto a me io li picchio regolarmente, i miei figli. (ride)

Dove avete girato?
Pohlad: In Texas, nel Tennessee e nello Utah, alcune sequenze nel Great South Lake.

Il sistema-Malick, così creativo, crea problemi alla produzione?
Green: No. Anche perché è un grande professionista: Malick lavora giorno e notte, più o meno velocemente, ed è in grado di capire all'istante se una scena è bella o meno.
Pohlad: Le riprese sono organizzate, non del tutto improvvisate. Parliamo sempre con lui di quel che sta per girare.
Hill: Senza contare che il film per lui continua anche in post-produzione. Vogliamo che mantenga nel montaggio la stessa libertà di espressione che ha sul set.
Chastain: Girare con lui è come lasciarsi andare, perdere completamente il controllo. La sua più grande qualità è quella di creare un set in cui accadano spontaneamente eventi, momenti speciali, non previsti dalla sceneggiatura: la scena della farfalla, che vedete nel film, non era nello script. È semplicemente accaduta...
Pitt: ... e quando succedono cose del genere, capisci che sei in buone mani. Con Malick non hai mai paura.

I nostri migliori auguri all'attore e regista che oggi compie 50 anni.

Sean Penn: l'uomo più fico dell'universo

martedì 17 agosto 2010 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Sean Penn: l'uomo più fico dell'universo È ancora considerato il baddest boy di Hollywood nonostante siano passati i tempi in cui picchiava le comparse sui set o minacciava paparazzi di buttarli dal balcone tenendoli per le caviglie a testa in giù. Già dopo che era finito il matrimonio con Madonna (che gli dedicò l'album True Blue riferendosi al marito come “the coolest guy in the universe”, l'uomo più fico dell'universo) Sean Penn sembrava essersi calmato un po'. Mentre nel privato diventava papà di due bambini avuti dalla compagna Robin Wright Penn, le sue doti recitative miglioravano di film in film raggiungendo picchi altissimi da Mystic River – per il quale guadagnò meritatamente l'Oscar – in poi. E se la relazione con la moglie ha subito periodi altalenanti (i due si sono lasciati più volte per poi tornare insieme, finché di recente la Wright non ha dichiarato di aver avviato le pratiche per il divorzio) al cinema non è mai tornato sui propri passi, continuando a guardare avanti con ruoli sempre più impegnati. Quanto al suo impegno civico e sociale fuori dal set, è stato tra i primi a soccorrere gli alluvionati di Katrina in quel di New Orleans e a volare a Haiti, lo scorso gennaio, per portare il suo sostegno alle vittime del terremoto (fondando poco dopo la Jenkins-Penn Haitian Relief Organization). Oggi Sean Penn compie 50 anni e abbiamo deciso di celebrarlo con una carrellata dei suoi migliori film, uno per ogni decade.

L'attore non parteciperà a Cartel e a Three Stooges.

Sean Penn si prenderà un anno di pausa

mercoledì 17 giugno 2009 - Marlen Vazzoler cinemanews

Sean Penn si prenderà un anno di pausa L'attore Sean Penn ha informato la Universal e l'Imagine che non potrà partecipare al film drammatico Cartel diretto da Asger Leth. Lo studio sta vedendo al momento una lista di possibili sostituti per rimpiazzare Penn e poter cominciare le riprese verso fine anno come era stato programmato. Il film sceneggiato da Peter Craig segue un uomo nel suo viaggio per proteggere il figlio dopo l'omicidio della moglie ad opera dei cartelli messicani.
Penn vincitore di un secondo Oscar per il suo ruolo da protagonista in Milk ha deciso che si prenderà un anno di pausa per risolvere dei problemi famigliari. L'attore ha detto che ha bisogno di un po' tempo per se stesso, probabilmente questa scelta è ricollegabile alla richiesta di divorzio avvenuta lo scorso mese, che è stata poi successivamente annullata. Si è trattato della seconda volta che Penn ha fatto questa richiesta da quando è sposato con l'attrice Robin Wright Penn.
Di conseguenza non si sa se l'attore parteciperà alla commedia prodotta dalla MGM dei fratelli Farrell The Three Stooges, nella quale dovrebbe interpretare Larry assieme a Jim Carrey (Curly) e Benicio Del Toro (Moe). Al momento la MGM e i registi dovranno decidere se aspettare per Penn o trovare un altro attore. La fotografia principale dovrebbe cominciare a fine Agosto e l'uscita della pellicola è prevista per il 2010. C'è da considerare che se il film venisse rimandato c'è la possibilità che i due co-protagonisti abbiano degli altri impegni.
Fortunatamente i suoi ultimi due progetti: Fair Game di Doug Liman e Tree of Life di Terrence Malick sono stati completati. Infine Penn è sempre dell'idea di partecipare al primo film in lingua inglese di Paolo Sorrentino This Must Be the Place, scritto da Sorrentino e da Umberto Contarello.

Ancora un ruolo tra impegno, diritti e sogno in Milk.

5x1: Sean Penn, bad guy

martedì 20 gennaio 2009 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Sean Penn, bad guy Non è semplice "latte" come la traduzione dall'inglese all'italiano suggerisce. Milk, il film di Gus Van Sant, potrebbe essere considerato il coronamento dell'impegno sociale e politico del suo regista e del protagonista. Infatti, Sean Penn, attore dal passato da "bad guy", chiude così un cerchio - fatto di impegno in prima persona nei temi dei diritti umani, della lotta alla pena di morte e la fiera opposizione alla guerra in Iraq - interpretando l'uomo che ha aperto la strada al movimento di liberazione omosessuale. È un percorso lungo, scrivevamo, passato attraverso gli inizi turbolenti, il matrimonio con Madonna e la sua fine tempestosa, l'incontro con la collega Robin Wright che, nonostante problemi e tradimenti, tiene fino ad oggi. Però Penn ha sempre dato una connotazione fortemente politica al suo lavoro. Così, Dead Man Walking, Mystic River, Tutti gli uomini del Re si sono segnalati non solo per essere delle grandi prove da attore ma dei messaggi lanciati agli uomini e le donne di buona volontà. Se con Tutti gli uomini del Re Penn si era immerso in una figura controversa della politica americana, il governatore Huey Long a cui la storia ampiamente si ispira, di un uomo con grandi sogni di emancipazione politica e sociale ma disposto a qualsiasi gesto pur di realizzarli, Milk è l'altra faccia del sogno, quello di un uomo e del gruppo di persone che lo sostengono per affermare dei diritti. Niente male per un ragazzo che iniziò nello show business nella serie La casa nella prateria.

The Gunman

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,92)
Un film di Pierre Morel. Con Sean Penn, Idris Elba, Javier Bardem, Ray Winstone, Mark Rylance.
continua»

Genere Azione, - USA, Francia, Spagna 2015. Uscita 07/05/2015.

I sogni segreti di Walter Mitty

* * * - -
(mymonetro: 3,19)
Un film di Ben Stiller. Con Ben Stiller, Kristen Wiig, Shirley MacLaine, Adam Scott, Kathryn Hahn.
continua»

Genere Commedia, - USA 2013. Uscita 19/12/2013.

Gangster Squad

* * - - -
(mymonetro: 2,48)
Un film di Ruben Fleischer. Con Ryan Gosling, Emma Stone, Sean Penn, Anthony Mackie, Josh Brolin.
continua»

Genere Thriller, - USA 2013. Uscita 21/02/2013.

I Muppet

* * * - -
(mymonetro: 3,18)
Un film di James Bobin. Con Jason Segel, Amy Adams, Chris Cooper, Rashida Jones, Zach Galifianakis.
continua»

Genere Commedia, - USA 2011. Uscita 03/02/2012.

This Must Be the Place

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,62)
Un film di Paolo Sorrentino. Con Sean Penn, Frances McDormand, Eve Hewson, Harry Dean Stanton, Joyce Van Patten.
continua»

Genere Drammatico, - Italia, Francia, Irlanda 2011. Uscita 14/10/2011.
Filmografia di Sean Penn »

mercoledì 9 gennaio 2019 - L'attore interpreta un astronauta chiamato a prender parte a una missione senza precedenti: la conquista di Marte.

The First, ora su TIMVISION tutti gli episodi della serie con Sean Penn

Alessandro Buttitta cinemanews

The First, ora su TIMVISION tutti gli episodi della serie con Sean Penn La conquista dello Spazio è sempre osservata con grande attenzione da registi e sceneggiatori. Basti pensare ad Apollo 13 di Ron Howard, a The Martian con protagonista Matt Damon, al recentissimo First Man di Damien Chazelle sulla storia di Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla Luna. Ci sono limiti da superare, curiosità da saziare, imprese da compiere. Sulla scia di questi grandi film si pone The First, serie che TIMVISION propone in prima visione in Italia e di cui sono ora disponibili tutti gli episodi della prima stagione. Il protagonista è Sean Penn, alla scrittura c'è Beau Willimon. Siamo nel 2030, la Terra è diventata un luogo sempre meno sicuro a causa dei cambiamenti climatici, la popolazione non vede di buon occhio le missioni spaziali, ritenute inutili oltre che costosissime. Tom Hagerty è uno dei cinque astronauti chiamati a uno sforzo grandioso, ovvero essere tra i primi uomini ad arrivare su Marte. La situazione per lui però è a dir poco problematica. Vedovo, deve elaborare il lutto per la morte della moglie. Inoltre ha una figlia, Denise, dipendente dalle droghe.

Pur dovendo sostenere una simile condizione, Tom è costretto a guardare il cielo con il naso all'insù. Ci sono le pressioni di Laz Ingram, a capo della missione, e ci sono problemi organizzativi che rendono ancor più teso l'avvicinamento alla colonizzazione dello Spazio da parte dell'uomo. Lo comprende bene la squadra di astronauti, lo comprendono benissimo i politici e i giornalisti che seguono con particolare interesse l'evoluzione delle operazioni.

Serie ad alto budget, The First è stata fortemente voluta da HULU, piattaforma streaming che ha già dato vita a successi come The Handmaid's Tale (guarda la video recensione) e Marvel's Runaways, disponibili sempre nel catalogo di TIMVISION. La produzione ha potuto fare affidamento così su grandi nomi, a partire dal suo creatore e showrunner, Beau Willimon. Quest'ultimo, già apprezzato per aver scritto Le idi di marzo, è noto per esser stato lo sceneggiatore che ha reso grande House of Cards.

Nel cast spicca la presenza del due volte premio Oscar Sean Penn, al suo primo ruolo da protagonista in una serie. Negli otto episodi che compongono la prima stagione viene affiancato da Natascha McElhone (The Truman Show, Californication), Lisa Gay Hamilton (The Practice - Professione avvocati, Chance), Hannah Ware (Boss, Oldboy), James Ransone (The Wire, Sinister) e Melissa George (In Treatment, Grey's Anatomy).

venerdì 4 gennaio 2019 - Sky Cinema Crime propone a gennaio oltre 100 titoli per rivivere il fascino del crimine perfetto.

Sangue, violenza e adrenalina: c'è un canale dove il crimine (ap)paga

Marzia Gandolfi cinemanews

Sangue, violenza e adrenalina: c'è un canale dove il crimine (ap)paga Il crime-movie non è solo il luogo di delitti più o meno perfetti, è soprattutto un luogo prediletto di contaminazioni e di crossover linguistici, stilistici, tematici. Del resto è più facile riconoscerlo che definirlo. La sua ambiguità figurativa e morale, la sua ricchezza simbolica, la sua ridondanza iconografica ne hanno fatto un macrogenere ubiquo del cinema, non più costretto in caratteri convenzionali o chiuso negli spazi urbani anni trenta, ma a suo agio anche nei canoni letterari, fantastici, storici, fumettistici. Da una parte il 'giallo' tende ad essere considerato un oggetto onnicomprensivo, quasi una categoria dello spirito senza confini cronologici, dall'altra si prova ad ancorarlo ad alcune caratteristiche precise di una particolare stagione cinematografica compresa tra gli anni quaranta e cinquanta. Di matrice letteraria, la crime fiction nasce a metà dell'Ottocento con Edgar Allan Poe, inventore del primo detective della letteratura occidentale, e prosegue il suo straordinario successo fino a noi, passando per i romanzi di Agatha Christie e Georges Simenon, le indagini classiche prima e l'hard-boiled americano dopo, che genera la figura del gangster e il senso del tragico così come lo concepisce il mondo moderno. Rapine, inchieste, ricatti, banditi, infiltrati, serial killer, poliziotti corrotti, femme fatale, fanno da sempre la forza e la fortuna di un genere che riflette la società, che permette di sezionare il mondo, dalle alte sfere della finanza fino ai bassi fondi. Non c'è soggetto che il racconto criminale non possa trattare, non c'è confine che possa arginarlo e del resto sarebbe un controsenso perché la crime fiction nasce da un rimescolamento di generi (poliziesco, psicologia criminale, melodramma, horror, woman's film) e da questa inafferrabilità 'transgenerica' deriva tutto il suo fascino.

Se non siete immuni a quel fascino, se adorate le vicende criminali, i suoi eroi liminali e qualsiasi ambiente in cui ci sia denaro che gira e leggi da aggirare, allora Sky Cinema Crime, re-brand di Sky Cinema Max + 1, è il canale che fa per voi. A partire dal 31 dicembre scorre sangue cattivo sul piccolo schermo. Tra sottobosco sociale e buio interiore, tra confusione morale e dinamismo amorale, 100 saranno i titoli nutriti dalle scienze criminologiche (antropologia criminale, psichiatria, psicologia, sociologia...), 100 gli indispensabili che vi terranno incollati al divano. Dunque lanciatevi in questa escalation di violenza e adrenalina che il 31 gennaio condurrà da copione all'apice della 'sparatoria finale'. Si apre col thriller di Renny Harlin (Nella mente del serial killer) e si chiude col debutto alla regia di Ben Affleck nel 2007 (Gone Baby Gone), in mezzo una galleria di titoli e di facce note (al pubblico e alla polizia) che partecipano del più ampio insieme del cinema criminale selezionato per voi da Sky.

mercoledì 19 dicembre 2018 - L'attore esordisce sul piccolo schermo con un'avventura esistenziale capace di destare interesse sin dalle primissime sequenze.

Sean Penn alla conquista dello spazio: The First è ora su TIMVISION

Claudia Catalli cinemanews

Sean Penn alla conquista dello spazio: The First è ora su TIMVISION Sean Penn esordisce sul piccolo schermo e accetta per la prima volta di essere il protagonista di una serie tv. Perché? Per rispondere al quesito basterebbe - a garanzia - il nome del creatore della serie in questione, lo stesso di House of Cards Beau Willimon. Ma basta, senz'altro, guardare The First, da oggi su TIMVISION. La narrazione si incentra su una spedizione speciale su Marte. Siamo nel 2030, un futuro prossimo in cui le case - specie quella del protagonista - sono completamente tecnologizzate e un team di coraggiosi astronauti si prepara a sbarcare finalmente sul pianeta rosso. Qualcosa non andrà per il verso giusto e le conseguenze ricadranno sul destino e sulle scelte dello stesso Tom Hagerty (Penn, appunto). Lo incontriamo a casa, da solo con un cane. Flashback suggestivi distribuiti ad arte gettano luce sul suo passato - sappiamo che aveva una moglie venuta a mancare, oggi ha una figlia con problemi di dipendenza che fa la cameriera -, scopriamo che ha addestrato tutta la squadra speciale per la missione su Marte senza essere partito con loro.

Sin dal primo episodio il chiaro intento è sottolineare le sue doti psicologiche e diplomatiche: Hagerty è un ottimo comunicatore, conosce a menadito i suoi compagni di squadra, si dimostra capace di ascoltare e provare empatia più di chiunque altro. Si configura, in altre parole, come l'alter ego e l'opposto della responsabile della società aerospaziale Las Ingram, donna di ghiaccio a capo di tutto (la interpreta Natascha McElhone, già vista in Designated Survivor, Californication e The Truman Show), che considera la spedizione su Marte come "fondamenta della colonizzazione planetaria".

È facilmente intuibile il motivo per cui un interprete del calibro di Penn abbia scelto di prestare volto, voce e performance ad un prodotto televisivo (altamente cinematografico a livello di regia, mezzi, narrazione) che diluisce in otto episodi un'avventura esistenziale capace di destare interesse sin dalle primissime sequenze. Accanto all'avventura collettiva della spedizione, si sviluppano infatti, parallele e tormentate, le vicende che investono la quotidianità lavorativa quanto emotiva dei personaggi.

Così Penn è - anche e soprattutto - un padre che non ha (più) voglia di stare lontano dalla figlia Denise (Anna Jacoby-Heron di Stranger Things e Grey's Anatomy). Lo spiega lui stesso: "Ho amato il personaggio sin da subito, perché è nato per fare il padre di questa ragazza piena di problemi, ma anche per fare il comandante di questa missione su Marte: il suo dilemma tra partire e restare, tra casa e lavoro, è qualcosa che conosciamo bene tutti e tutti prima o poi ci troviamo ad affrontare".

mercoledì 19 dicembre 2018 - Una delle più belle sorprese del 2018, capace di coniugare la fredda eleganza alla luminosità del sogno di conquistare Marte. Recensione di Andrea Fornasiero, legge Francesco Buttironi.

The First - Stagione 1, la video recensione

A cura della redazione cinemanews

The First - Stagione 1, la video recensione 2030: la Terra è diventata un luogo poco sicuro a causa dei cambiamenti climatici e la popolazione non vede di buon occhio le missioni spaziali. Tom Hagerty è uno degli astronauti chiamati a uno sforzo grandioso: essere tra i primi uomini ad arrivare su Marte.
La nuova serie dell'autore di House of Cards, dominata da Sean Penn e Natascha McElhone, è una delle più belle sorprese di questa annata televisiva, capace di coniugare la fredda eleganza tipica dell'autore alla luminosità di un sogno come quello della conquista di Marte.
Tra realtà aumentata e virtuale le possibilità di superare le distanze fisiche sono sbalorditive nel futuro di The First, che fa un ottimo lavoro nel rappresentare uno sviluppo tecnologico credibile. Ma il fascino di tutta questa scienza è attraversato dallo spettro di un prossimo tramonto, se l'uomo non saprà varcare "l'ultima frontiera".
A cura di Andrea Fornasiero, legge Francesco Buttironi. Disponibile su TIMvision.

   

mercoledì 5 dicembre 2018 - Sean Penn in una serie illuminata dal sogno di conquistare Marte. I primi 2 episodi il 18 dicembre al cinema e dal 19 dicembre su TIMVISION.

The First, una delle più belle sorprese del 2018

Andrea Fornasiero cinemanews

The First, una delle più belle sorprese del 2018 Tom Hagerty ha partecipato in passato al programma spaziale per le missioni su Marte, ma poi le cose sono andate male, soprattutto per via di problemi famigliari. Laz Ingram, ricca e forse parzialmente autistica, è a capo dell'attuale programma, ma il razzo esplode prima di arrivare in orbita e così oltre a dover trovare l'errore fatale deve riconquistare la fiducia di tutti: dell'opinione pubblica di un'America in una crisi economica irreversibile e di una classe politica preoccupata soprattutto dall'eventuale perdita di consensi. Si deve quindi rivolgere proprio a Tom Hagerty, che si dimostra abile nel gestire la crisi sia con le famiglie delle vittime sia con i politici, anche se continua ad avere una relazione molto difficile con la figlia Denise. La nuova serie dell'autore della versione americana di House of Cards, Beau Willimon, dominata da Sean Penn e Natascha McElhone, è una delle più belle sorprese di questa annata televisiva, capace di coniugare la fredda eleganza che è marchio di fabbrica dell'autore alla luminosità di un sogno come quello della conquista di Marte. VAI ALLA RECENSIONE COMPLETA

   

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